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CISL SCUOLA ORISTANO

Segretaria Generale: ELENA AROFFU ***Segretari: BERNARDO CASU, BARBARA RASPA. -SEDE: 09170 ORISTANO P.za Roma Gall. Porcella 4 -tel. 0783.70674 /71003 Fax 71907 e-mail: CislScuola.Oristano@cisl.it - Orari di apertura: vedi link "CONTATTACI" in questa pagina* Per iscriverti:RSU CISL della SCUOLA o Sede Provinciale * Alle Elezioni ENAM hanno votato CISL SCUOLA: 3 insegnanti su 4, il 75,5%. - Webmaster: PINO CIULU

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giovedì 19 aprile 2012

Lavoro pubblico, sbagliato agitare lo spettro dei licenziamenti

 Dal ministro Patroni Griffi un segnale sbagliato, che non aiuta il confronto con le parti sociali e devia l'attenzione dalle vere priorità di scuola e pubblica amministrazione. “Non è agitando lo spettro del licenziamento che si può far crescere il livello di produttività della pubblica amministrazione. La licenziabilità dei dipendenti pubblici è un falso problema: le norme esistono e la disciplina anzi è più rigida che nel privato. Sulla mobilità, in particolare, non abbiamo bisogno di "capire": nella scuola ogni anno gestiamo attraverso contratti la mobilità di migliaia di lavoratori, che ultimamente è stata soprattutto mobilità forzosa per far fronte a esuberi e soprannumero. Invece di alimentare inutili tensioni sui media, il ministro valorizzi il confronto con le parti sociali". Così Giovanni Faverin e Francesco Scrima (segretari generali, rispettivamente, della Cisl FP e della Cisl Scuola) intervengono nella discussione sull’art. 18 dello statuto dei lavoratori, riaperta oggi dalla lunga intervista del ministro Filippo Patroni Griffi su “Avvenire”. “C’è una trattativa in atto a Palazzo Vidoni sul lavoro pubblico, insieme al ministro della Funzione pubblica, alle Regioni e alle Autonomie locali. La Cisl ha messo sul tavolo proposte concrete tanto sulla formazione e la valorizzazione del personale, quanto sul capitolo del mercato del lavoro. Siamo pronti a discutere di tutto, anche di mobilità concertata. Ma il punto vero è pensare ad una riorganizzazione seria e complessiva della Pa e della scuola, all’interno della quale rilanciare le priorità: qualità dei servizi, sostenibilità, produttività, certificazione delle competenze”. “Non vogliamo che si comprometta il clima di dialogo che siamo riusciti a costruire con il ministro e le altre controparti pubbliche, così come l’idea di un Protocollo sul lavoro pubblico che riprenda gran parte dei temi da noi sostenuti negli ultimi anni. Le nostre battaglie sono servite a creare un linguaggio comune e a scrivere l’agenda delle decisioni da prendere: spending review, piani di razionalizzazione, trasparenza. Ma anche contrattazione, nuova etica pubblica, riconoscimento sociale ed economico per il lavoro pubblico. C’è un clima che, nonostante il quadro di grande difficoltà del paese, sembra promettente. Non vorremmo che uscite improvvide del Governo, così come estemporanee sortite di piazza di qualche sindacato, ostacolassero il cammino verso i traguardi attesi. Ora è tempo di passare dalle parole ai fatti,serve concretezza per i lavoratori e i cittadini”.

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martedì 17 aprile 2012

Lavoro pubblico: “Impegno comune per i risultati, no a inutili protagonismi”

"L'unità sindacale richiede coerenza, non va bene un sindacalismo double face": così i segretari generali Scuola e Funzione Pubblica della Cisl intervengono su estemporanee iniziative della Cgil.
E’ durata davvero poco l’illusione che una fase nuova si fosse aperta nei rapporti tra organizzazioni sindacali, capaci di mettere in campo su questioni importanti e cruciali (welfare, previdenza, lavoro pubblico) iniziative unitarie ancorate a piattaforme condivise e credibili.

Ci hanno pensato la Flc e la Funzione Pubblica Cgil a richiamarci alla realtà di un sindacato double-face, che frequenta insieme agli altri i tavoli di un impegnativo confronto a Palazzo Vidoni su relazioni sindacali e lavoro pubblico (con tutte le controparti datoriali presenti, comprese Regioni, Province e Regioni), ma mette contemporaneamente in piedi manifestazioni di sigla mosse da un unico dichiarato intento: promuovere la propria visibilità con iniziative costruite in modo estemporaneo su obiettivi tanto suggestivi quanto velleitari.

Ancora una volta la storia si ripete: c’è chi è sempre pronto a riempirsi la bocca di proclami sulla contrattazione e la concertazione ma poi si guarda bene dal praticarle seriamente e fino in fondo, e chi si assume l’impegno di costruire per tutti risultati concreti. Se questi verranno, come vogliamo fortemente che accada, sarà ancora una volta per la determinazione con cui la Cisl e la parte coraggiosa e responsabile del sindacato hanno saputo tenere aperta la strada del confronto e del negoziato, mettendo oggi tutti (inclusa la Cgil) in condizione di portare a soluzione alcune delle questioni più spinose con cui da tempo si misura il mondo del lavoro pubblico. A partire dal tavolo sul Protocollo per il lavoro pubblico e da un’agenda che finalmente mette al centro le cose che servono: riorganizzazione, spending review, formazione, qualificazione del personale, nuove professionalità, competenze.

E’ fin troppo evidente, d’altra parte, l’imbarazzo di chi non avendo firmato l’intesa del 4 febbraio 2011 e avendone sempre negato valore e sostanza, si sente scomodo quando i risultati cominciano a venire. Non aiuta certo ad ottenerli un presidio in solitaria, organizzato allo scopo di poter ascrivere a proprio merito gli esiti di un confronto così lungo e difficile, da cui per lungo tempo Fp e Flc Cgil si sono deliberatamente autoescluse. A questo gioco la Cisl dice no: l’unità sindacale presuppone da parte di tutti la capacità di comportarsi in modo chiaro e coerente, di muoversi insieme e in sintonia, senza ambire a ruoli da solista che risultano, in queste circostanze, del tutto stonati.

La campagna elettorale per le RSU è ormai conclusa, i suoi esiti sono ormai noti e richiamano tutti a far prevalere la capacità di dialogare e confrontarsi per dare espressione unitaria al lavoro pubblico e per portare a casa quei risultati che i lavoratori si attendono.

Roma, 17 aprile 2012

Giovanni Faverin, segretario generale Cisl Funzione Pubblica
Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola

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mercoledì 4 aprile 2012

Assunzione diretta dei docenti: no alla balcanizzazione del sistema scolastico

Avevamo già stigmatizzato l’avallo dato dal ministro Profumo al progetto della Regione Lombardia sull’assunzione diretta dei docenti.

Ora che tale progetto viene votato dal Consiglio Regionale, ribadiamo la nostra ferma contrarietà ad un intervento che invade le competenze dello stato in materia di reclutamento prefigurando una “balcanizzazione” inaccettabile del sistema scolastico.

Le scuole pubbliche statali non appartengono alle regioni: non è pertanto concepibile che ciascuna di esse decida in modo autonomo come si assumono i docenti, ed è una malintesa valorizzazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche quella che si vorrebbe affermare a scapito della necessaria unitarietà del sistema di istruzione pubblica.

Chiediamo al ministro Profumo un deciso intervento per contrastare un malinteso federalismo, attraverso un recupero di iniziativa su prerogative che competono allo Stato; occorre superare rapidamente una fase troppo prolungata di ambiguità e incertezza in materia di reclutamento.

Roma, 4 aprile 2012

Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola

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venerdì 30 marzo 2012

La concertazione è finita?

Per molti un desiderio più o meno confessabile, che trova la decisa opposizione di Francesco Scrima, segretario generale della Cisl Scuola (articolo apparso su "Conquiste del Lavoro").


* * *

E’ curioso che, prima di discutere del merito dei problemi, molti commentatori degli eventi di questi giorni abbiano salutato, con gioia mal dissimulata, la cosiddetta fine della concertazione. La strabiliante novità della trattativa sul mercato del lavoro sarebbe che un provvidenziale governo tecnico, ha tirato dritto, ha rotto trionfante gli indugi senza spaventarsi delle forze sociali, e dimostrato al popolo tutto e all’Europa intera come si fa a tagliare i nodi quando sono in gioco i superiori interessi della moneta, della patria, della comunità continentale, del mercato mondiale.

Sarebbe stata seppellita così, senza gloria e senza onore, la seconda Repubblica; di più, si sarebbe infranto il malefico tabù consociativo iscritto nel codice genetico della nostra costituzione materiale. E Monti ne è tanto convinto da ammonire che il suo disegno di legge è sacro e immutabile; il parlamento dovrà rassegnarci e fare quello che gli verrà chiesto.

Penso che si stia superando ogni limite di ragionevolezza e di buon gusto, altro che stile inglese e sobrietà. Siamo ai rimbrotti infastiditi, alle note in condotta; così si inciampa nella caricatura del decisionismo, nella messa ai margini della politica, nemmeno così grave e immeritata se non portasse dietro lo svilimento della democrazia.

C’è da sperare che torni la calma e ciascuno prenda modesta coscienza del suo ruolo. Ogni attore capisca che può interpretare solo un parte e non tutta la commedia, stabilendo le battute e i movimenti in scena degli altri. La democrazia - dobbiamo ricordarlo a dei professori? - è un gioco plurale e mobile, aperto e libero, senza finale scritto; nei casi migliori è un rischio ben calcolato, il cui unico vanto (osservava il grande maestro Bobbio) è nei cambiamenti senza spargimento di sangue, vero o metaforico.

Lontana da noi l’intenzione di dipingere un ritratto luciferino di Monti, della cui opera meritoria siamo grati e lo saremmo ancora di più se fosse meno burbanzosa. Né ci confondiamo col coro di quelli che, dopo averci lasciato sull’orlo del baratro, ostentano o fingono rimpianti per i capi unti dal carisma del suffragio elettorale. La politica tornerà al comando, non c’è paura, e l’augurio è che faccia meno danni possibile. Non pare sia questa l’incognita, la domanda è semmai in che condizioni arriverà il paese al 2013; se in via di guarigione o a membra sparse, se rinvigorito dalla cura o stremato e impotente. Trovare la misura giusta nella terapia è più importante che indovinare il farmaco; ciò vale in medicina e soprattutto nella vita pubblica.

Certo, Monti non può lamentarsi: in tanti lo aiutano a sbagliare. La compagnia che lo circonda non sembra delle più felici. I partiti praticano un rimpiattino indecoroso; appoggiano, si negano, giurano, ritrattano, si scansano, invadono, si allineano, frenano. Soprattutto parlano d’altro, più ansiosi della loro sorte che di quella dei cittadini, più impegnati a farsi dispetto che a trovare ragioni autentiche di solidarietà per il bene comune. Non c’entra la normale dialettica politica.

Siamo invece di fronte alla continuazione, con altri mezzi, del bipolarismo malato che ha provocato lo stallo italiano e incoraggiato la speculazione delle borse. La seconda Repubblica non muore, il suo spettro ci minaccia ancora. E per fugarlo ci vorrebbe più concertazione,non meno. Di quella vera, non delle imitazioni grottesche che circolano di questi tempi. Di concertazione nel senso buono della parola, il paese ne ha visto molto poca; farla diventare una sciagura nazionale ora finalmente estirpata, come cantano i vati del montismo, è una solenne bestemmia, una parodia becera della realtà.

La concertazione è figlia del caso e della necessità, come si profilano negli anni cruciali delle crisi (e dei riassetti mancati) delle grandi imprese, della immane tassa petrolifera, dell’inflazione incontenibile, dei blocchi contrattuali, della difficoltà istituzionale e politica di venirne a capo; del protagonismo di un movimento sindacale adulto e carico di responsabilità che andavano ben oltre la sua rappresentanza (piacesse o meno, sia alla destra fantaliberista che alla sinistra irredentista ). Non ci fu allora nessun attentato alla sovranità parlamentare, nessuna interferenza nell’autonomia dei governi, nessuna ferita insanabile per la nostra convivenza. E nessun cedimento del sindacato a una linea accomodante e subalterna.

Quella concertazione salvò il paese dal caos e gli permise di entrare in Europa dalla porta principale (e Monti, brusselliano fervente, pare averlo scordato, insieme ai vari Bertinotti, Cofferati, Sacconi: algidi detrattori della concertazione, o ignari del suo valore). Negli anni successivi la concertazione ha indirizzato verso le scelte meno improvvisate o pericolose per i ceti deboli (e pagatori in prima istanza del debito pubblico) e, più di recente, ha scongiurato la macelleria sociale: con o senza la CGIL, con governi più o meno recalcitranti o decisi ad andare per i fatti loro, con parlamenti più o meno distratti o indifferenti.

Dove starebbe il male di questa strategia o come la si voglia chiamare? E’ stato questo a impedire la crescita del paese, a fargli mancare l’appuntamento con la postmodernità asiatica e californiana? Se lo pensano i professori al governo, siamo messi male.

Ancora più stupore suscitano gli attori sociali, alcuni dei quali danno l’impressione che molte vicende siano capitate a “loro insaputa”. Forse sono i maggiori colpevoli del vicolo cieco in cui rischia di schiantarsi l’ultima tornata concertativa: mai nata, secondo qualcuno, ma questo aggrava la questione non assolve dalle colpe. Quando si affronta la concertazione come fosse un tavolo da poker, quando ci si siede con la riserva che alla fine vince chi racconta la bugia più furba; quando non si spinge per ottenere un risultato utile (e di risultati utili al mondo del lavoro e al Paese la Cisl li ha ottenuti in questa difficile trattativa), ma per scaricare sugli altri il peso del fallimento, è chiaro che l’epilogo è segnato. A perdere rischiano di essere solo i giocatori in buona fede. Non inesperti o creduloni, ma solo desiderosi di trovare una mediazione onorevole che non sacrifichi le ragioni e le aspettative di alcuno e serva al paese.

Ci si chiede a chi giovano tattiche così negative e suicide. Ci si chiede, con grande rammarico, quali siano le alternative se non una tecnocrazia eterodiretta o un’anarchia strisciante dove c’è posto per tutti i fondamentalismi.
Francesco Scrima

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venerdì 23 marzo 2012

Basta disinformazione sul lavoro pubblico

Il segretario generale CISL Funzione Pubblica, Giovanni Faverin, e il segretario generale CISL Scuola, Francesco Scrima intervengono in maniera precisa e decisa sulle tante "parole in libertà", che spesso in questi giorni prendono di mira i pubblici dipendenti.
* * *
La Cisl difende il lavoro, pubblico o privato che sia, con la stessa determinazione. Si batte per estendere le tutele, non solo per conservare quelle esistenti, sapendo che difendere il lavoro oggi significa anche e soprattutto costruire condizioni che ne favoriscano l’accesso e la stabilità.

Nella pubblica amministrazione e nella scuola non c’è bisogno di ridurre il personale, servirebbe invece un forte impegno a valorizzarne la professionalità facendo di questo la leva per produrre maggiore efficacia e migliore efficienza.

La Cisl sta lavorando sodo perché il confronto sul mercato del lavoro si affranchi da radicalismi sterili e improduttivi: prendere a pretesto il dibattito sull’art. 18 per rilanciare campagne di disinformazione sui presunti privilegi del lavoro pubblico non aiuta a risolvere alcun problema e genera solo tensioni e inutili polemiche.

A chi invoca un “pari trattamento” tra pubblico e privato, ricordiamo che negli ultimi anni sono stati 110.000 i posti di lavoro tagliati e non reintegrati nella pubblica amministrazione, che ha visto bloccati i contratti e ridotto il salario accessorio, mentre la scuola italiana ha restituito alle casse dello Stato otto miliardi di euro, l’equivalente di 140.000 posti di lavoro tagliati, tanto che è venuto a mancare, in qualche caso, persino il personale necessario per aprire e chiudere le sedi.

Decine di migliaia di precari rimasti senza contratto sono la dimostrazione di come non esista, per chi lavora nella pubblica amministrazione e nella scuola, una zona franca, fatta di privilegi e iperprotezioni.

Roma, 23 marzo 2012

Il Segretario Generale CISL Funzione Pubblica: Giovanni Faverin

Il Segretario Generale CISL Scuola: Francesco
Scrima

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mercoledì 21 marzo 2012

Elezioni RSU. Grazie dalla CISL SCUOLA Nazionale. Per la CISL un buon risultato.

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martedì 20 marzo 2012

RSU scuola: aumenta il consenso alla Cisl e ai sindacati confederali

L’elezione delle RSU nella Scuola delinea un rapporto di forza fra i vari sindacati che ripropone sostanzialmente quello della precedente tornata elettorale del 2006.

Lo attestano i dati in nostro possesso, riferiti a 9.664 scuole su un totale di 10.224: la Cisl Scuola ottiene al momento il 25,63% dei voti (nel 2006 il 24,61%), la Flc Cgil il 33,55 (nel 2006 il 30,91%), la Uil Scuola il 15,06% (nel 2006 il 14,31%), lo Snals il 14,48% (nel 2006 il 16,85%), la Gilda il 6,02% (nel 2006 il 6,42%). Sono al 2,18% i Cobas, che nel 2006 avevano ottenuto il 3,1%. Per quanto ci riguarda, il numero dei voti ottenuti è nettamente superiore a quello dei nostri iscritti.

Si conferma in generale la solidità delle tradizionali sigle del sindacalismo scolastico e in modo particolare di quelle confederali, tutte in crescita rispetto alle elezioni precedenti. Se si considera la durezza degli attacchi portati in questi mesi alla nostra organizzazione, l'aver non solo mantenuto, ma addirittura accresciuto il consenso è la prova più importante della bontà del nostro operato.

Un dato è certo: nessuna organizzazione può proporsi come portavoce esclusivo di una categoria che distribuisce i suoi consensi in modo così articolato. E’ prevedibile che il “primato” nella rappresentatività generale si giocherà, ancora una volta, fra CGIL e CISL in termini di decimali, considerato che a definirla concorrono sia i voti ottenuti, sia il numero dei lavoratori iscritti, e che il dato associativo vede da sempre la CISL nettamente al primo posto.

Nessuno quindi può vantare e cantare vittorie epocali. Qualcuno forse il trionfo se lo aspettava, e si aspettava ancora di più che ci fosse una clamorosa sconfitta delle politiche sensate e concrete portate avanti dalla CISL: sarà rimasto certamente deluso.

I dati elettorali, per quanto li si possa enfatizzare, rendono assolutamente fuori luogo ogni trionfalismo, mentre richiamano tutti alla necessità di far prevalere la disponibilità al confronto e al dialogo, nel segno della responsabilità e accantonando ogni arroganza.

Ora è il momento di porre al centro dell’attenzione e dell’iniziativa le politiche del Governo, e in particolare quelle che vogliamo metta in atto per valorizzare il lavoro nella scuola, investendo in modo forte su istruzione e formazione.

Su questi obiettivi la CISL intende da subito impegnarsi, onorando anche in questo modo l’ampio consenso ottenuto nella competizione elettorale.

Roma, 20 marzo 2012

Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola

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martedì 13 marzo 2012

Decreto semplificazione e scuola, impegni disattesi

Disattesi gli impegni sulla stabilizzazione degli organici; la Cisl Scuola - con una dichiarazione di Scrima - contesta una legge progressivamente svuotata di contenuti e che prefigura inquietanti prospettive.

Il decreto semplificazione e sviluppo oggi al voto della Camera ci lascia, per quanto riguarda la scuola, profondamente delusi. Sull’organico dell’autonomia, che doveva essere il cuore del provvedimento, progressivi rimaneggiamenti hanno via via svuotato di riferimenti certi il testo, senza dare alla scuola le risposte chiare che attende.

La Cisl Scuola ha chiesto ripetutamente un segnale deciso di svolta, a partire dalla garanzia che non sia sottratto alla scuola nemmeno un posto in più oltre alle decine di migliaia già tagliati negli anni scorsi. Questo ci attendevamo di trovare nel decreto, che doveva assicurare il mantenimento dell’attuale consistenza degli organici del personale docente e ata.

Una garanzia che la legge in via di approvazione non dà, limitandosi a rinviare in modo vago le decisioni, mentre si affaccia la pretesa inquietante di “autofinanziare” l’eventuale aumento di organico attingendo a risorse destinate alla valorizzazione del personale. Tutto si può chiedere ai lavoratori, meno che di pagare di tasca propria il fabbisogno dei posti che servono alla scuola per funzionare bene.

Non è così che il Governo può pensare di attuare una seria politica di investimenti sulla formazione; per noi restano al momento del tutto disattesi gli impegni assunti dal ministro all’atto del suo insediamento.

Ci convochi, come da tempo gli stiamo chiedendo, e ci dica che cosa intenda concretamente fare sulle priorità che da mesi gli stiamo indicando: scatti, organici, assunzioni.

Diversamente, siamo pronti ad attivare tutte le necessarie iniziative di mobilitazione della categoria.

Roma, 13 marzo 2012

Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola

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lunedì 12 marzo 2012

Insegnanti che non insegnano, dalla Stellacci numeri che non stanno in piedi

Siamo rimasti sorpresi nel leggere, sul Corriere della Sera di domenica 11 marzo, i numeri dati dalla dott.ssa Stellacci sugli insegnanti “che non insegnano”, che a suo dire sarebbero 41.503.

Abbiamo fatto e rifatto i conti, ma quella cifra ci pare addirittura fuori della realtà; può darsi che l’emozione degli esordi abbia giocato un brutto scherzo al neo Capo Dipartimento Istruzione, ma quel numero davvero non sta in piedi.

Mettendoci dentro tutto, e forse qualcosa di più (ad esempio i docenti all’estero, pagati anche se ovviamente non insegnano in Italia) arriviamo a meno di 9.000 unità di personale che “non va in classe”. A noi risultano 5000 docenti dichiarati inidonei, per i quali peraltro sono avviate procedure di mobilità verso altre mansioni o altri tipi di impiego, 500 comandati presso l’Amministrazione scolastica centrale e periferica (di questi, 120 sono al MIUR), 200 in comando presso associazioni, 200 in aspettativa per mandato parlamentare o amministrativo. Sono 500 quelli operanti negli staff di segreterie e gabinetti di ministri e sottosegretari, mentre non arrivano a 1.000 - e non sono nemmeno tutti assegnati a docenti - i distacchi sindacali.

Su quest’ultimo dato, che ci vede chiamati direttamente in causa, ci sembra il caso di evidenziare che stiamo parlando di un comparto che occupa circa un milione di addetti: non ci pare che la percentuale (un risicato 1 per mille) sia tale da giustificare la punta di malizia che quasi sempre, quando si danno certe “notizie”, traspare fra le righe.

La dott.ssa Stellacci sa che con i sindacati, e con la Cisl, non è difficile instaurare e portare avanti relazioni positive e costruttive, nell’interesse della scuola per la quale lei stessa dichiara la necessità di una più decisa azione di investimento. Confrontiamoci su questo, allora, evitando di fornire con cifre del tutto inattendibili qualche ulteriore pretesto a chi non desidera altro che dare addosso ai lavoratori della scuola e ai loro sindacati.

Roma, 12 marzo 2012

Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola

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giovedì 8 marzo 2012

Scrima: "Elezioni RSU 2012, facciamo parlare i dati"

Dai dati in possesso della Cisl Scuola, e riferiti a 3.800 scuole scrutinate rispetto alle 10.200 chiamate al voto, si evidenzia un sostanziale testa a testa tra la Cisl Scuola e la Flc Cgil, appaiate con circa 93.500 voti ciascuna.

L’ampiezza della rete scolastica, la diversa consistenza dei collegi elettorali e il numero elevato di elettori chiamati al voto (circa un milione di lavoratori), non consentono però di ergere dei risultati locali, e ancora molto parziali, a indicatori certi dell’andamento del voto nazionale.

Tuttavia emerge che la Cisl Scuola, già primo sindacato per numero di iscritti, è la prima sigla per voti in una regione come la Puglia e in province come Alessandria, Bergamo, Pavia, Pesaro, Gorizia, Latina, Caserta, Avellino, Bari, Vibo Valentia, Cosenza, Agrigento, Oristano.

Un risultato parziale ma incoraggiante che ci consente di attendere con fiducia la fine dello scrutinio. Solo allora, quando saranno ufficializzati i voti, questi potranno essere sommati al numero degli iscritti di ogni singola sigla e così decretare le rispettive rappresentatività.

Roma, 8 marzo 2012

Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola

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Scrima: RSU, un voto che dà forza al nostro impegno

La larga partecipazione al voto (attorno all’80%) ci dice anzitutto che i lavoratori della scuola riconoscono al sindacato una funzione importante di rappresentanza dei loro interessi sui luoghi di lavoro.

E’ una smentita per quanti puntano a delegittimare il sindacato sminuendone il ruolo di attore sociale, di interprete di istanze e valori professionali, di autorevole interlocutore istituzionale.

Il voto conferma l’esistenza di un sindacalismo scolastico fortemente articolato, fondato in misura prevalente sulle organizzazioni storicamente radicate nella categoria, che esprimono una pluralità di posizioni, identità e culture. Nessun sindacato è quindi legittimato a intestarsi in modo esclusivo la rappresentanza dei lavoratori della scuola. Vale per tutti la necessità di far prevalere la disponibilità al confronto e al dialogo come presupposto per costruire una rappresentanza ampia e unitaria della categoria, sostenendo così con più forza la tutela e la valorizzazione del lavoro nella scuola.

La Cisl Scuola, già primo sindacato nel settore per numero di iscritti, vede confermata anche nel voto la sua autorevolezza di organizzazione radicata in modo diffuso sul territorio e premiata la credibilità di un’azione fatta di competenza, concretezza e capacità di ottenere risultati.

In questa direzione intendiamo continuare a muoverci, convinti che la forza dei consensi ottenuti debba trovare applicazione nell’esercizio ancor più determinato del nostro ruolo negoziale. Un sindacato che non utilizzasse il suo peso per costruire in piena autonomia accordi e realizzare concrete tutele verrebbe meno al suo compito e non sarebbe di alcuna utilità per i lavoratori.

Roma, 8 marzo 2012

Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola

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Voto RSU, si conferma la forza della Cisl

I primi dati, anche se ancora incompleti, indicano la tendenza a una positiva conferma per la Cisl e le sue organizzazioni della scuola e del lavoro pubblico.

Così si esprimono in un comunicato congiunto i segretari generali della Cisl Scuola, Francesco Scrima, e della Cisl Funzione Pubblica, Giovanni Faverin:

"Anche se non disponiamo ancora dei dati definitivi, i primi risultati ci dicono che la Cisl ottiene il consenso di tantissime lavoratrici e tantissimi lavoratori, in misura nettamente superiore al numero degli associati. In una tornata che negli oltre 22mila collegi elettorali degli enti pubblici e delle scuole ha visto mobilitate per la Cisl più di 100mila persone tra candidati, scrutatori e componenti delle commissioni elettorali.

Siamo grati a quanti hanno contribuito, con la loro candidatura e col loro voto, a sostenere la presenza della Cisl in una così impegnativa prova elettorale. Non era facile né tanto meno scontato raccogliere così tanti voti in un contesto di diffuso e acuto disagio, su cui fanno leva più i sindacati da comizio che quelli di servizio. Il voto consolida la Cisl e un impegno fatto di concretezza, di risultati tangibili e di proposte convincenti.

Chi ha cercato in tanti modi, spesso al di là delle più elementari regole di correttezza, di colpire la Cisl e la sua immagine non è riuscito nel suo intento: la Cisl si conferma sindacato forte e autorevole, con una consistente base associativa e che vede confermato, anche nel voto, il suo profondo radicamento in tutte le realtà del lavoro pubblico e della scuola.

Continuiamo quindi con ancor più vigore e convinzione nel nostro impegno per assicurare al Paese una pubblica amministrazione efficiente, una scuola di qualità, un alto livello dei servizi di assistenza e cura. Sono obiettivi che possono essere perseguiti solo con un forte riconoscimento della dignità e del valore del lavoro pubblico".

Giovanni Faverin, segretario generale CISL Funzione Pubblica
Francesco Scrima, segretario generale CISL Scuola

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mercoledì 7 marzo 2012

Scrima a Fornero: chiediamo giustizia non umana comprensione

Sui pensionamenti il personale della scuola non chiede “umana comprensione”, ma di rimediare a provvedimenti iniqui e discriminanti. Lo diciamo al ministro del lavoro, che in Parlamento ha escluso la possibilità di rivedere le norme sui requisiti di accesso alla pensione.


Quando chiediamo di spostare al 31 agosto 2012, anziché al 31 dicembre 2011, la data a cui fare riferimento per la maturazione dei requisiti di accesso al pensionamento con le regole precedenti, non rivendichiamo privilegi ma solo di tener conto che i lavoratori della scuola, a differenza di tutti gli altri, possono lasciare il servizio solo e unicamente il 1° settembre, così come dal 1° settembre decorre normalmente la stipula dei loro contratti.

Anche in questa occasione, peraltro, si fatica a comprendere se ci sia - e quale sia - una linea condivisa sia all’interno del governo, sia nel rapporto tra il governo e la maggioranza che lo sostiene.

Roma, 7 marzo 2012

Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola

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Sulla scuola chiarezza, serietà, responsabilità

Di fronte all’incredibile balletto degli emendamenti sugli organici della scuola, presentati, bocciati e forse riscritti, viene da chiedersi: a che gioco si sta giocando? Non è possibile che tra il Governo e forze politiche che lo sostengono non si trovi l’intesa su un comune modo di procedere.


Problemi di comunicazione? O uno strano gioco delle parti? E’ ora che il Governo e il Ministro si diano obiettivi chiari e su questi facciano le necessarie scelte, e che le forze politiche si assumano la responsabilità di sostenerle.

Noi chiediamo con forza che si assicuri alla scuola, dopo tre anni di tagli, il necessario respiro. Questa la richiesta che ribadiamo al ministro, al governo e ai partiti che lo sostengono.

Occorrono, oggi più che mai, serietà e grande senso di responsabilità, da parte di tutti. Serietà e responsabilità che non sta dimostrando chi ha proposto l’emendamento sugli accessi alla dirigenza scolastica. Non è più sopportabile che il reclutamento dei dirigenti sia affidato a sanatorie o a sentenze di tribunali.

Roma, 7 marzo 2012

Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola

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mercoledì 22 febbraio 2012

Scatti e merito? Non sono inconciliabili

Il 15 febbraio scorso su "Il Sole 24 ore" è stato pubblicato un articolo di Andrea Ichino dal titolo "Gli scatti dei maestri e il merito", nel quale si rimprovera al ministro Profumo di aver ceduto alle pressioni sindacali nell'accantonare la sperimentazione di modalità premiali nella scuola.

In risposta al suo scritto pubblichiamo una "riflessione-risposta" di Francesco Scrima, segretario generale CISL Scuola.

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Secondo Andrea Ichino ("Il Sole 24 ore" del 15.2.2010) il sindacato, “da che esiste”, sarebbe portatore di una logica “per cui non esistono meriti ma solo doti fornite da madre natura”. Tesi bizzarra, caricatura di un presunto pensiero unico sindacale col quale, per quanto ci riguarda, non abbiamo nulla da spartire.

Ichino, che accusa il ministro Profumo di aver ceduto in tema di meritocrazia alle nostre pressioni, sa benissimo che sulle sperimentazioni avviate dal MIUR in materia di valutazione e premialità il sindacato, o per lo meno la CISL Scuola, non ha ragionato per preconcetti, ma esaminando le proposte in campo ed esprimendosi su di esse in modo articolato e a ragion veduta.

La sperimentazione “appoggiata” dal prof. Ichino (quella denominata “Valorizza” e fondata sul criterio cosiddetto reputazionale) ha ricevuto più obiezioni che apprezzamenti, dai sindacati, certo, ma soprattutto da chi lavora nella scuola, tanto da essere accantonata dal ministro. Lo stesso non è avvenuto per altri progetti (che nel frattempo infatti vanno avanti) o per nuove ipotesi recentemente portate all’attenzione dei sindacati e accolte con ampia disponibilità.

Andrea Ichino ha tutto il diritto di difendere il progetto in cui maggiormente crede, ma deve riconoscere che si tratta di uno dei tanti, non dell’unico esistente. Eviti dunque di confondere la parte con il tutto, tranciando giudizi sommari che dipingono il sindacato come ontologicamente ostile ad ogni forma di valutazione, solo perché ha manifestato critiche e riserve ad un particolare e specifico modello di misurazione del merito, che lui invece apprezza.

Ma il suo intervento sollecita altre due osservazioni. La prima riguarda un aspetto che chiunque voglia introdurre elementi di premialità nella scuola non può permettersi di ignorare: la media delle retribuzioni dei docenti italiani è tra le più basse in ambito internazionale. In questo contesto si colloca la questione degli scatti, evocata da Ichino come la prova provata delle nostre ossessioni antimeritocratiche.

Lo vogliamo rassicurare: la difesa degli scatti di anzianità non nasce da un’astratta ideologia, ma dalla semplice constatazione che gli stipendi dei docenti, e in generale del personale della scuola, non possono oggi sopportare la doppia penalizzazione che si è prodotta aggiungendo, al blocco dei contratti, anche il congelamento delle anzianità. Ecco perché la CISL si è spesa con forza, ottenendo l’anno scorso un’intesa la cui attuazione consente di rimuovere un ingiustificato e inaccettabile doppio balzello.

La seconda osservazione riguarda l’inopinata insistenza con cui, e anche Ichino lo fa, si contrappongono automatismi e procedure premiali, come se si trattasse di fattori inconciliabili mentre quasi ovunque, in tutto il mondo, ambedue convivono nei modelli di retribuzione del personale insegnante. Anche il nostro contratto, per la verità, non esclude affatto la valorizzazione delle professionalità migliori, e contiene l’impegno delle parti contraenti a “ricercare forme e strumenti d’incentivazione e valorizzazione professionale e di carriera degli insegnanti”.

Se l’impegno rimane ancora sulla carta, non è per inesistenti remore di tipo ideologico, ma perché è finora mancata la capacità di investire a questo fine le indispensabili risorse, né si può avere la pretesa di “finanziare” il merito attraverso la decurtazione delle retribuzioni ordinarie, da tutti riconosciute come insufficienti e inadeguate.

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venerdì 17 febbraio 2012

Elezioni RSU. La sfida di CISL FP e Scuola: Recupero del potere d’acquisto dei salari, nuovi contratti, nuova politica degli organici.

Sono queste le priorità con cui Cisl Fp e Cisl Scuola si presentano al voto per il rinnovo delle Rsu del pubblico impiego e della scuola.
Priorità da rendere possibili attraverso la riorganizzazione degli enti, la spending review e la lotta all’evasione fiscale.

(Leggi l'articolo su Conquiste del lavoro)

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lunedì 13 febbraio 2012

Caro Ministro, così non va, le priorità sono altre.

 Il ministro Profumo pronto a dare il suo ok alla sperimentazione lombarda sull'assunzione diretta? Un fatto sconcertante, dichiara Francesco Scrima, che lo sollecita ad occuparsi di altre e più urgenti priorità.

Se è vero, come viene dichiarato, che il ministro Profumo è pronto a dare la sua disponibilità a sperimentare le assunzioni dirette dei docenti da parte delle scuole, come vorrebbe la regione Lombardia, c’è da rimanere a dir poco sconcertati.

Sono mesi che sul reclutamento si attende una precisa assunzione di iniziativa da parte del MIUR, di cui ci sarebbe più che mai urgenza per dare senso e prospettiva ai nuovi percorsi di formazione. Mesi conditi di reiterati annunci su un imminente varo di nuove regole e modalità concorsuali, senza che sia mai stata data la possibilità di confrontarsi davvero su proposte puntuali e chiare.

Oggi apprendiamo che il ministro, mentre non riesce a mettere nero su bianco un suo progetto, si appresterebbe ad appoggiare quello, assai discutibile, di una non meglio precisata “chiamata diretta”, in nome di un malinteso federalismo che invadendo le competenze dello stato sul reclutamento mina alla radice l’unitarietà del sistema nazionale di istruzione.  E’ un modo di procedere che riteniamo inaccettabile sul piano del merito e del metodo e rispetto al quale siamo pronti ad assumere ogni necessaria iniziativa, chiamando ad un ampio coinvolgimento anche le altre organizzazioni sindacali.

Chiediamo nel frattempo al ministro Profumo di dedicarsi col dovuto impegno ad altre priorità su cui lo vediamo finora latitante: si adoperi per chiudere presto e bene il confronto in atto col MEF per il recupero degli scatti di anzianità, faccia sentire il suo peso in appoggio all’emendamento sulle pensioni del personale scolastico, oggetto di una inaccettabile e discriminante penalizzazione.

Gli abbiamo espresso, all’atto della nomina, ampia disponibilità ad un confronto responsabile e costruttivo: non siamo più disponibili ad un rapporto fatto di vuoti annunci, cui non seguono fatti, mentre si avallano in modo discutibile discutibilissimi progetti.

Roma, 13 febbraio 2012.

Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola

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martedì 7 febbraio 2012

I giovani e il lavoro, il pane e le brioches

C’è in Italia una questione giovanile? Ha fondamento l’osservazione che l’Italia non è un paese per giovani? L’incontro tra giovani e mercato del lavoro avviene in modo corretto ed efficace o si riscontrano patologie, chiusure e vizi che vanno affrontati con serietà e determinazione?

E’ un problema di strutture e di politiche inadeguate o di culture arroccate e pigre? O un mix di più cose che richiedono capacità di discernimento e risposte articolate? Chi sono i giovani che abbiamo allevato, come è la società che abbiamo preparato per loro? Che cosa offriamo ai giovani e che cosa chiediamo loro?

Fa specie che un governo di tecnici possa liquidare questi problemi con raffiche di battute, ultima quella proferita dal Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri. Dai ventottenni sfigati alla monotonia del posto fisso, ai bamboccioni che non si staccano dalle gonne di mammà c’è stato un susseguirsi di affermazioni da cui traspare che chi parla così allude a situazioni che non capisce perché non vive. Vengono in mente le brioches che una stupefatta Maria Antonietta chiedeva di dare al popolo, al posto del pane esaurito.

Bene dunque che il Ministro Cancellieri abbia oggi chiesto scusa per quanto affermato ieri; vogliamo anche sperare che, con l’attenzione ad un linguaggio più controllato e sobrio, chi ci governa e quanti fanno politica affrontino questioni tanto delicate assumendo per intero le preoccupazioni e l’ansia della gente normale, di quella stragrande maggioranza di famiglie e di giovani che fanno di tutto per lavorare e per darsi un futuro. E’ di questa sensibilità che ha bisogno il Paese per rimettersi in cammino.

Roma, 7 febbraio 2012

Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola

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domenica 5 febbraio 2012

Decreto semplificazioni, per la scuola solo annunci

Il testo del decreto legge sulle semplificazioni varato dal Consiglio dei Ministri conferma quanto abbiamo detto nei giorni scorsi: sulla scuola solo annunci vaghi ed ennesimo rinvio.

Dopo che per settimane si sono diffuse indiscrezioni che lasciavano intendere la volontà di porre uno stop ai tagli, per sostenere l'avvio di una nuova politica degli organici orientata alla stabilità e alla funzionalità, ci troviamo di fronte ad una delega che, senza alcun parametro certo di riferimento (se non i ripetuti richiami all'art. 64 del dl 112/08, quello del piano triennale di tagli), rinvia le scelta a successivi provvedimenti, da adottare entro 60 giorni.

Si conferma quindi l'esigenza, come affermato qualche giorno fa da Francesco Scrima, di un immediato confronto col Ministro per capire come si intenderà procedere nella direzione annunciata in precedenti incontri, ma finora non ancora tradotta in scelte chiare e conseguenti. Se davvero si vuol dare alla scuola un segnale di svolta, ponendola al centro di una rinnovata attenzione che le assicuri prima di tutto le risorse necessarie per funzionare, occorrerà passare quanto prima dalle parole ai fatti.

Su questo la Cisl Scuola non mancherà di incalzare il Ministro e il Governo nei prossimi giorni.

In allegato gli articoli del decreto direttamente riguardanti il sistema scolastico.

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venerdì 3 febbraio 2012

Dal presidente Monti una battuta irriguardosa

Dal Presidente Monti una battuta sulla "monotonia" del posto fisso che suona irriguardosa per chi, e sono purtroppo sempre di più, del lavoro patisce l'incertezza o la mancanza.


"Il lavoro è una cosa seria e va trattato con serietà, soprattutto quando manca. I dati ISTAT al 31 gennaio ci parlano di 2.142.000 disoccupati e di una disoccupazione giovanile pari al 30,1%, in aumento di 1,8 punti su base annua. E’ questo il problema da affrontare quando si parla di giovani: di quello scoramento, di quel vuoto di speranza testimoniato da un tasso superiore al 22% dei giovani cosiddetti Neet (né allo studio, né al lavoro).

Che viviamo in un tempo di trasformazioni e di cambiamenti rapidi lo sappiamo, ma una cultura adatta a fronteggiare queste situazioni non si costruisce con infelici battute su un’asserita monotonia del posto fisso, irriguardose per chi vive la disperante monotonia di un lavoro che non c’è.

Bello, e dovrebbe saperlo anche il professor Monti, non è passare attraverso vuoti di forzata inattività da un posto precario ad altri ancora precari; bello sarebbe poter scegliere di cambiare lavoro perché c’è la possibilità di crescere e migliorare la propria condizione.

Al Governo chiediamo di spendere il suo impegno per rimettere in moto la crescita e ridare in questo modo speranza ai giovani e senso ai sacrifici richiesti al Paese; lo faccia con particolare attenzione e il dovuto rispetto per chi, nell’incertezza o assenza del lavoro, di questa crisi sopporta il peso più gravoso".

Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola

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