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CISL SCUOLA ORISTANO

Segretaria Generale: ELENA AROFFU ***Segretari: BERNARDO CASU, BARBARA RASPA. -SEDE: 09170 ORISTANO P.za Roma Gall. Porcella 4 -tel. 0783.70674 /71003 Fax 71907 e-mail: CislScuola.Oristano@cisl.it - Orari di apertura: vedi link "CONTATTACI" in questa pagina* Per iscriverti:RSU CISL della SCUOLA o Sede Provinciale * Alle Elezioni ENAM hanno votato CISL SCUOLA: 3 insegnanti su 4, il 75,5%. - Webmaster: PINO CIULU

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giovedì 12 aprile 2012

Il decreto "semplificazioni" è legge. Schede di lettura

E' pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto semplificazioni (DL 5/2012), convertito dalla legge 35 del 4 aprile 2012. Restano confermate le riserve a suo tempo espresse. Le nostre schede di lettura.


E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 6 aprile il decreto semplificazioni (DL 5/2012), convertito dalla legge 35 del 4 aprile 2012. Restano confermate le perplessità e le riserve a suo tempo espresse per un provvedimento la cui formulazione, progressivamente rimaneggiata, ha in buona misura deluso le attese di chi si attendeva, sulla questione cruciale degli organici per l'autonomia, un segnale molto più deciso di svolta.

Confermando quanto già in precedenza riportato sul nostro sito, proponiamo alcune schede di lettura aggiornate riferite agli articoli che in modo più o meno diretto riguardano la scuola e il sistema d'istruzione.

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sabato 11 febbraio 2012

Dentro il decreto "semplifica Italia": perplessità confermate

Dopo le numerose versioni “ufficiose” circolate prima e dopo le deliberazioni del Consiglio dei Ministri adottate nelle sedute del 27 gennaio e del 3 febbraio ultimi scorsi, sulla G.U. n. 33 del 9/2/2012 -Supplemento Ordinario n. 27- è stato pubblicato il Decreto-Legge 9 febbraio 2012, n. 5, avente per oggetto “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo”, entrato in vigore il 10 febbraio 2010.

Nel rispetto del programma di interventi urgenti imposti dall’”attuale eccezionale situazione di crisi internazionale” annunciato al Parlamento dal Presidente del Consiglio Mario Monti Mario al momento dell’ insediamento del nuovo Governo, il Decreto “Semplificazioni” segue i due precedenti Decreti cosiddetti “Salva Italia” (D.-L. 201/2011, convertito dalla Legge 214/2011) e “Cresci Italia”/ Liberalizzazioni ( D.-L. 1/2012, ancora in via di conversione).

Le disposizioni che riguardano direttamente la scuola sono contenute nel Titolo II (Disposizioni in materia di sviluppo), Sezione III (Disposizioni per l’istruzione), articoli da 50 a 53, dei quali vi forniamo una sintetica descrizione che conferma la fondatezza delle valutazioni politico-sindacali fin qui espresse dalla Segreteria Nazionale, in cui si stigmatizza l’eccessiva vaghezza dei contenuti e l’assenza di qualsiasi riferimento a parametri su cui dare sostanza ai ripetuti annunci di una stabilizzazione nella consistenza e nel tempo delle attuali dotazioni organiche.

Prima di entrare nel merito dei singoli articoli, riteniamo opportuno un richiamo all’art. 45 (Semplificazioni in materia di dati personali) che interviene nella “giungla” di oneri burocratici posti in capo anche alla scuola, in particolare cancellandoo l’obbligo di predisporre e aggiornare il documento programmatico sulla sicurezza (DPS), pur confermando, tuttavia, le norme di sicurezza previste dal Dlgs 196/03. Pertanto tutti i soggetti pubblici e privati, ivi comprese le istituzioni scolastiche, non sono più tenute ad adottarlo.

Ma veniamo agli articoli specificamente dedicati all’istruzione.

Art. 50 (Attuazione dell’autonomia ).

Prevede l’emanazione da parte del Ministro dell’Istruzione, d’intesa col ministro dell’Economia e delle Finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome, di Linee Guida per il conseguimento delle seguenti finalità:

potenziamento dell’autonomia delle istituzioni scolastiche “anche” attraverso l’eventuale ridefinizione, in via sperimentale, di nuove modalità di trasferimento alle istituzioni stesse delle risorse, “nel rispetto della vigente normativa contabile”;

definizione di un organico dell’autonomia, funzionale all’ordinaria attività didattica, educativa, amministrativa tecnica e ausiliaria, nonché alle esigenze di:
- sviluppo delle eccellenze;
- recupero, integrazione e sostegno dei diversamente abili;
- programmazione dei fabbisogni di personale.

Costituzione di reti territoriali tra istituzioni scolastiche per la gestione ottimale delle risorse umane, strumentali e finanziarie;

Definizione di un organico di rete per le finalità di cui alla lett. c) nonché per:
- l’integrazione degli alunni diversamente abili;
- la prevenzione dell’abbandono;
- il contrasto dell’insuccesso scolastico e formativo.

La costituzione dell’organico dell’autonomia e di quello di rete deve avvenire nei limiti dell’art. 64 (prima “manovra Tremonti”) e sulla base dei fabbisogni (di singola scuola, di rete e provinciali) con carattere di stabilità “per almeno un triennio”, anche per i posti di sostegno “…fatte salve le esigenze che ne determinano la rimodulazione annuale”
Rispetto alla determinazione degli organici, il comma 2 richiama ossessivamente l’art. 64 del DL 112/08, nonché il vincolo contenuto nel comma 7 dell’art. 19 della legge 111/2011 (seconda manovra Tremonti) in base al quale a partire dall’anno scolastico 2012/2013 la consistenza delle dotazioni organiche del personale docente, educativo e ATA non deve superare quella dell’anno scolastico 2011/ 2012 (ultimo anno del piano triennale di riduzione degli organici)

Art. 51 (Potenziamento del sistema nazionale di valutazione).

In attesa dell’avvio di un sistema organico e integrato di valutazione delle scuole , secondo la riorganizzazione cosiddetta “a tre gambe”del sistema nazionale di valutazione (ex ANSAS, ora INDIRE; INVALSI; Corpo Ispettivo), all’INVALSI viene temporaneamente affidato anche il compito del coordinamento funzionale del Sistema Nazionale stesso. A tal fine l’Istituto, in via sperimentale, si avvale dell’Agenzia per la diffusione di tecnologie per l’innovazione (istituita con la Legge finanziaria del 2006 allo scopo di “…accrescere la capacità competitiva delle piccole e medie imprese e dei distretti industriali attraverso la diffusione di nuove tecnologie e delle relative applicazioni industriali”). La partecipazione alle rilevazioni nazionali degli apprendimenti affidate all’ INVALSI viene definita “attività ordinaria d’istituto”, con l’evidente intento di risolvere per via legislativa la controversa questione degli obblighi che la somministrazione delle prove comporta per il personale scolastico.

Art. 52 (Misure di semplificazione e promozione dell’istruzione tecnico-professionale e degli istituti tecnici superiori - ITS).

Vengono previste apposite linee guida, la cui definizione è affidata al Ministro dell’Istruzione, di concerto con il Ministro del Lavoro e con quello dell’Economia e d’intesa con la Conferenza delle Regioni, finalizzate a:

- coordinare, a livello territoriale, l’offerta formativa dei percorsi degli istituti tecnici, degli istituti professionali e di quelli triennali di competenza regionale;
- favorire la costituzione dei poli tecnico-professionali(L. 40/07);
- promuovere percorsi in apprendistato

Analogamente si prevede di coordinare, a livello nazionale, l’offerta dei percorsi ITS, ponendo il limite di non più di un ITS in ogni regione per la medesima area tecnologica. Si prevede, altresì, la semplificazione degli organi di governo delle fondazioni, il tutto senza aggravio di spesa.

E’ senz’altro apprezzabile l’intento di definire linee guida di coordinamento che assicurino omogeneità dell’offerta formativa a livello territoriale e nazionale. Sarebbe auspicabile configurare le stesse in un’ottica di filiera che si snodi dall’istruzione secondaria a quella superiore post-secondaria. Appare però difficile realizzare il tutto senza investire nuove risorse.

Art. 53 (Modernizzazione del patrimonio immobiliare scolastico e riduzione dei consumi e miglioramento dell’efficienza degli usi finali di energia)

Si prevede un Piano nazionale di edilizia scolastica con due precisi obiettivi: l’ammodernamento e la razionalizzazione del patrimonio immobiliare scolastico e la riduzione strutturale delle spese di funzionamento. Si individua nel CIPE il soggetto titolato ad approvare il Piano nazionale di edilizia scolastica, rispettando le competenze istituzionali di Stato Regioni.

Gli obiettivi del Piano, per cui si prevede il concorso di capitali pubblici e privati, attraverso lo strumento degli accordi di programma, sono specificati al comma 2 e riguardano:

- ammodernamento e recupero del patrimonio scolastico esistente
- messa in sicurezza degli edifici
- costruzione e completamento di nuovi edifici
- efficienza energetica e riduzione delle emissioni inquinanti

Tra gli interventi da avviare con prioritaria urgenza, la norma individua un Piano, affidato al CIPE, per la messa in sicurezza degli edifici esistenti e la costruzione di nuovi edifici, con un primo stanziamento di cento milioni di euro nel 2012; è prevista inoltre l’estensione al triennio 2012-2014, applicandole anche alle scuole primarie e dell’infanzia, delle opportunità di finanziamento di progetti da parte dell’INAIL.

Vengono semplificate (comma 6) le procedure per il vincolo di destinazione d’uso scolastico, legandolo automaticamente al collaudo dell’opera.

Si prevede l’adozione di norme quadro (comma 7) finalizzate a garantire indirizzi progettuali omogenei su tutto il territorio nazionale. Il comma 8 vincola le disposizioni attuative alle risorse disponibili a legislazione vigente.

Entro 24 mesi dall’entrata in vigore del decreto, gli enti proprietari di edifici adibiti a scuole, università ed enti di ricerca dovranno assumere misure di gestione, conduzione e manutenzione degli immobili volte a contenere i consumi e a renderne più efficiente l’utilizzo.

L’obiettivo dichiarato nell’intestazione dell’art.53 è indubbiamente molto ambizioso. Modernizzare il patrimonio immobiliare scolastico presuppone certamente la costruzione di sinergie tra i soggetti istituzionali preposti, richiede che si favorisca l’azione congiunta pubblico – privato, si definiscano regole e modalità procedurali trasparenti ed efficaci, si creino condizioni di fattibilità reali, ma significa soprattutto pianificare rilevanti investimenti in un’ottica pluriennale. Un piano nazionale di edilizia scolastica da approvare in tre mesi è certamente un intento apprezzabile, ma è lecito dubitare che risulti sufficiente a sostenerlo un finanziamento in avvio di soli cento milioni di euro.

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domenica 5 febbraio 2012

Decreto semplificazioni, per la scuola solo annunci

Il testo del decreto legge sulle semplificazioni varato dal Consiglio dei Ministri conferma quanto abbiamo detto nei giorni scorsi: sulla scuola solo annunci vaghi ed ennesimo rinvio.

Dopo che per settimane si sono diffuse indiscrezioni che lasciavano intendere la volontà di porre uno stop ai tagli, per sostenere l'avvio di una nuova politica degli organici orientata alla stabilità e alla funzionalità, ci troviamo di fronte ad una delega che, senza alcun parametro certo di riferimento (se non i ripetuti richiami all'art. 64 del dl 112/08, quello del piano triennale di tagli), rinvia le scelta a successivi provvedimenti, da adottare entro 60 giorni.

Si conferma quindi l'esigenza, come affermato qualche giorno fa da Francesco Scrima, di un immediato confronto col Ministro per capire come si intenderà procedere nella direzione annunciata in precedenti incontri, ma finora non ancora tradotta in scelte chiare e conseguenti. Se davvero si vuol dare alla scuola un segnale di svolta, ponendola al centro di una rinnovata attenzione che le assicuri prima di tutto le risorse necessarie per funzionare, occorrerà passare quanto prima dalle parole ai fatti.

Su questo la Cisl Scuola non mancherà di incalzare il Ministro e il Governo nei prossimi giorni.

In allegato gli articoli del decreto direttamente riguardanti il sistema scolastico.

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sabato 14 maggio 2011

Pubblicato il DL sviluppo: e ora le assunzioni

Entra in vigore il 14 maggio il decreto legge 13.5.2011 n. 70, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 110 del 13 maggio 2011. Il testo affronta ora il prescritto percorso che dovrà portare entro 60 giorni alla sua definitiva conversione. Varato dal Consiglio dei Ministri il 5 maggio, la sua pubblicazione avviene dopo un accurato lavoro di "limatura" che tiene conto di osservazioni e rilievi del Quirinale, ma anche di qualche ulteriore esigenza di mediazione politica.

Rispetto al testo pubblicato provvisoriamente dal MEF e da noi pubblicato e commentato il 9 maggio scorso, quello andato in Gazzetta registra, per la normativa riguardante la scuola (art. 9), la conferma del piano triennale di assunzioni sui posti vacanti e disponibili in ciascun anno, con un'integrazione del testo che prevede esplicitamente la possibilità di procedere ad una quota di assunzioni anche con decorrenza dall'a.s. 2010/11. Il decreto fissa criteri generali ma demanda a successivi provvedimenti, assunti dal MIUR di concerto col MEF e la Funzione Pubblica, la puntuale definizione del piano, previo confronto con le organizzazioni sindacali. Come già avevamo rilevato, manca l'attesa proroga di un ulteriore anno per le misure salvaprecari, così come non compare più la norma di interpretazione autentica della legge 124/99 volta a consolidare la prassi per cui il riconoscimento del servizio svolto con contratto a tempo determinato avviene solo al momento della conferma in ruolo, attraverso la ricostruzione di carriera. Resta invece la norma che esclude la possibilità di automatica trasformazione a tempo indeterminato, dopo un triennio, dei contratti a tempo determinato stipulati per le supplenze di qualsiasi tipo.

Il testo, piuttosto corposo, non si occupa ovviamente solo di scuola: ci riserviamo di proporre nei prossimi giorni, oltre ad ulteriori approfondimenti sui contenuti dell'art. 9, una sintesi dei principali provvedimenti contenuti di restanti articoli (il decreto ne conta complessivamente 12).

Il nostro impegno e la nostra azione si concentrano però adesso sull'attuazione del piano triennale di assunzioni, da varare nel più breve tempo possibile: il decreto recepisce i contenuti di un confronto di cui la CISL è stata protagonista e ci mette in condizione di puntare alla completa copertura con personale di ruolo di tutti i posti vacanti e disponibili. Si tratta, da subito, di circa 65.000 possibili assunzioni tra personale docente e ata: è un obiettivo che abbiamo indicato da tempo (già con la pubblicazione del nostro dossier sul precariato nel settembre del 2010) e che ora abbiamo l'opportunità di cogliere, dando così una concreta risposta alle tante attese di stabilizzazione. Ridurre drasticamente la precarietà del lavoro è anche un modo per assicurare alla scuola condizioni di miglior funzionamento, contribuendo almeno in parte a contenere il profondo disagio provocato dai pesanti tagli che anche quest'anno si abbattono sugli organici del personale docente e ata. E' un disagio a cui va data voce, ma al quale un sindacato serio e responsabile deve soprattutto preoccuparsi di dare risposte.

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lunedì 9 maggio 2011

Decreto sviluppo, il testo

E' stato reso noto - sia pure in forma provvisoria in quanto in attesa della "bollinatura" da parte della Ragioneria Generale dello Stato - il testo dello schema di decreto-legge licenziato dall'ultimo Consiglio dei Ministri, recante "disposizioni urgenti per l'economia". I contenuti sono quelli annunciati nella conferenza stampa e nei comunicati che hanno fatto seguito alla riunione del Consiglio: il decreto è composto di 10 articoli e le misure riguardanti più direttamente la scuola sono contenute nell'art. 9.


Confermato il piano triennale di assunzioni - per il quale si individuano i parametri di cui tener conto nei provvedimenti attuativi, da predisporre dopo uno specifico confronto con le organizzazioni sindacali - che assumeranno come riferimento i posti del personale docente, educativo ed ATA vacanti e disponibili in ciascun anno del triennio 2011-13.

E' prorogato in via permanente al 31 agosto il termine entro cui vanno concluse le operazioni di gestione del personale (assunzioni, utilizzazioni, supplenze annuali, ecc.) indispensabili per il corretto avvio dell'anno scolastico.

Come era stato annunciato in sede di informativa sulla gestione delle graduatorie ad esaurimento, la validità delle stesse, attualmente biennale, diventa triennale; viene reso più stringente, inoltre, l'obbligo di permanenza nella provincia di assunzione, che diventa quinquennale (si esclude, per tale lasso di tempo, qualsiasi tipologia di movimento in altra provincia).

Attraverso una norma di interpretazione autentica del comma 14-bis dell'art. 4 della legge 124/99 e una conseguente integrazione del decreto legislativo 368/01 si interviene sulla controversa materia dei contratti a tempo determinato e degli effetti prodotti dalla loro reiterazione, escludendo l'obbligo di una loro trasformazione a tempo indeterminato e quindi di azioni risarcitorie in caso di violazione di tale obbligo.

E' esclusa esplicitamente, nel contempo, la possibilità che l'anzianità maturata con contratti a tempo determinato possa produrre effetti economici prima della nomina in ruolo: la norma sostanzialmente è rivolta a consolidare l'attuale modalità di riconoscimento del servizio pre-ruolo, che produce effetti sulla retribuzione solo al momento in cui, superato il periodo di prova, si procede alla ricostruzione di carriera.

Contrariamente a quanto ci si attendeva, non compare nel decreto la proroga di un ulteriore anno delle misure "salvaprecari". Poiché l'Amministrazione, ai tavoli di confronto sul precariato, aveva dichiarato di condividere le richieste di proroga più volte avanzate da parte sindacale, riteniamo che la questione debba essere ripresa: attendiamo di conoscere attraverso quale percorso (specifico provvedimento? emendamento in sede di conversione del decreto-legge?) si intenderà dare seguito ad un orientamento che era stato assunto in termini chiari ed espliciti dal MIUR.

Dal "link", il testo provvisorio dello schema di decreto-legge.

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lunedì 14 dicembre 2009

D.M. 82 del 29/09/2009. Priorità nell'assegnazione delle supplenze in sostituzione del personale assente – personale docente. Graduatorie definitive.

L'Ufficio Scolastico Provinciale, in data odierna, ha provveduto, con decreto prot. n.13775, a rendere definitive le graduatorie di cui all’oggetto.

Tali graduatorie sono visibili attraverso la funzione di convocazione dei supplenti dagli elenchi prioritari e che le Istituzioni Scolastiche dovranno utilizzare le stesse a partire dal 15 dicembre 2009.

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sabato 26 settembre 2009

PRECARI, PUBBLICATO IL DECRETO

Il Decreto Legge 25 settembre 2009, n. 134 recante "Disposizioni urgenti per garantire la continuita' del servizio scolastico ed educativo per l'anno 2009-2010" è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ed è quindi immediatamente efficace.

Le OO.SS. sono state convocare per le ore 15 di lunedì 28 settembre p.v. per l'informativa sul Decreto Ministeriale in via di emanazione.


Leggi il testo del decreto legge, sul sito della CISL SCUOLA Nazionale il cui link trovi anche sulla colonna destra della pagina.

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sabato 7 marzo 2009

Regolamento primo ciclo: note sul testo definitivo

Il testo definitivo del Regolamento sulla "revisione dell'ordinamento della scuola dell'infanzia e del ciclo primario" - anche a seguito dei reiterati interventi svolti dalla CISL Scuola nelle diverse sedi istituzionali e negli specifici "tavoli contrattuali" - risulta emendato rispetto al testo originario, con l'accoglimento di alcuni dei rilievi mossi dalla CISL Scuola medesima al testo licenziato "in prima lettura" dal Consiglio dei Ministri nello scorso mese di dicembre.

Proseguono, altresì, tutte le iniziative della CISL Scuola, in sede di confronto sul prossimo provvedimento riguardante la formazione degli organici per l'a.s. 2009/10, al fine di attenuare gli effetti devastanti dei "tagli" programmati.
(...)


Leggi tutto il testo della notizia e la documentazione allegata e citata, sul sito della CISL SCUOLA Nazionale il cui link trovi anche sulla colonna destra della pagina.

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venerdì 7 novembre 2008

Dimensionamento: non c'è più il "commissariamento" delle Regioni (e sui plessi si interviene dall'a.s. 2010/11)

Nella seduta di ieri, giovedì 6 novembre, la "Commissione Bilancio" del Senato ha approvato l'"emendamento 3.900" (presentato dal Relatore) che sostituisce e modifica l'art. 3 del decreto-legge 154/08, articolo che, come è noto, imponeva alle Regioni di definire entro il 30 novembre - a pena di nomina di "commissario ad acta" - il dimensionamento delle istituzioni scolastiche.

L'emendamento riformula interamente l'articolo, distinguendo anzitutto il dimensionamento delle istituzioni scolastiche (comma 4-quater, da inserire nell'art. 64 del decreto-legge 112/08, convertito dalla legge 133/08) dalle operazioni relative ai punti di erogazione del servizio (comma 4-quinquies).

* * *

Istituzioni scolastiche

Le regioni e gli enti locali sono chiamate ad assicurare il dimensionamento per l'a.s. 2009/10 nel rispetto dei parametri previsti dal dPR 233/98: a tal fine la scadenza per l'adozione dei relativi adempimenti, che nel testo originario era il 30 novembre, è prorogata al 31 dicembre 2008.

La novità di maggior rilievo, però, come detto, è che non si prevede più - in caso di mancata realizzazione del dimensionamento - la nomina del "commissario ad acta".

Si accenna, infine, ai punti di erogazione del servizio solo per affermare che, in ogni caso, questi non possono subire, per l'a.s. 2009/10, incrementi rispetto all'attuale consistenza.

* * *

Punti di erogazione del servizio

Gli interventi di dimensionamento della rete scolastica, con riferimento ai punti di erogazione del servizio, sono invece previsti a partire dall'anno scolastico 2010/11; a tal fine si prevede la stipula di un'intesa - da definire entro giugno 2009, in sede di "Conferenza Unificata Stato Regioni" - per la definizione (attraverso appositi protocolli d'intesa tra le Regioni e gli Uffici Scolastici Regionali) dei criteri finalizzati alla riqualificazione del sistema scolastico, al contenimento della spesa pubblica nonchè ai tempi e alle modalità di realizzazione degli interventi.

Le operazioni di dimensionamento saranno fatte oggetto, sempre in sede di "Conferenza Unificata", di un monitoraggio che - per quanto riguarda le operazioni relative alle istituzioni scolastiche (comma 4-quater) - sarà finalizzato anche all'adozione, entro il 15 febbraio 2009, degli eventuali interventi necessari per garantire il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica.

E' il caso di precisare che il provvedimento di legge, attualmente all'esame della "Commissione Bilancio", assumerà veste definitiva solo dopo aver completare il suo iter con l'approvazione da parte dell'Aula di Palazzo Madama e il successivo passaggio alla Camera dei Deputati.

Sul piano politico, è evidente che l'emendamento segnala un atteggiamento di maggior cautela da parte del Governo sicuramente ascrivibile anche alla pressione esercitata con la mobilitazione di tutto il mondo scolastico e con la straordinaria riuscita dello sciopero e della manifestazione del 30 ottobre.



Leggi tutto il testo della notizia e la documentazione allegata e citata, sul sito della CISL SCUOLA Nazionale il cui link trovi anche sulla colonna destra della pagina.

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lunedì 3 novembre 2008

Conversione in legge del decreto-legge 137/08: in Gazzetta Ufficiale il provvedimento

La legge 30.10.2008, n. 169 ("Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1°.9.2008, n. 137, recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università"), è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale (Serie generale) n. 256 del 31.10.2008. Nella medesima Gazzetta è rinvenibile anche il testo coordinato delle due disposizioni legislative.


Leggi tutto il testo della notizia e la documentazione allegata e citata, sul sito della CISL SCUOLA Nazionale il cui link trovi anche sulla colonna destra della pagina.

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mercoledì 3 settembre 2008

Le forbici intelligenti. Un intervento del Dott. Gabriele Uras sull'attualità scolastica.

LE FORBICI INTELLIGENTI

La metafora è del professor Giavazzi, e dà il titolo ad un recente editoriale del Corriere della Serra, dedicato al decreto legge n. 112, già convertito in legge dal Parlamento. Sì ai tagli alla spesa, scrive il professore, ma nel rispetto di saggi criteri. Ma erano proprio i criteri che mancavano nel decreto, a parte quello della distribuzione dei carichi su tutti i dicasteri, il che equivaleva ad elevare a dignità di criterio la loro assenza. Era facile prevedere che la mancata discriminazione di partenza avrebbe complicato l’attuazione della norma, allorché si sarebbe trattato di procedere ai tagli e di scegliere i settori da sacrificare, perché non sempre è agevole distinguere il necessario dal superfluo, quello che rientra nel diritto allo studio costituzionalmente garantito da ciò che è mero spreco di risorse.

A colmare la lacuna ha provveduto il decreto legge n. 137 del 1° settembre, il quale, all’articolo 4, stabilisce che “le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate a un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali”. E’ il ritorno all’insegnante unico, da molti paventato e da altri atteso. Le forbici hanno tagliato, ma sono state intelligenti? Prima di rispondere conviene leggere il passaggio successivo, sempre dell’articolo 4. Vi si precisa che si terrà “comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo scuola”. Compaiono i criteri e forse anche l’intelligenza. Quella che manca è l’equa distribuzione dei sacrifici.

Il decreto sui tagli alla spesa, menzionato all’inizio, parlava di “rimodulazione” dell’organizzazione didattica nella scuola primaria, lasciando intendere che le vie del risparmio puntavano diritte sui moduli, i quali, a chi guarda le cose dal di fuori, sembrano uno spreco, perché richiedono tre insegnanti ogni due classi o tre ogni quattro, con un incremento di risorse rispettivamente del 50% e di 1/3 rispetto al maestro unico di un tempo. I moduli furono istituiti nel 1990, dopo alcuni anni di sperimentazione, in sostituzione dei doposcuola e delle attività integrative, didatticamente deboli e improduttivi, utilizzando a fini di crescita e sviluppo le eccedenze di organico derivanti dalla progressiva riduzione del numero degli allievi dovuta al decremento demografico. L’aumento del numero dei maestri consentiva sia l’incremento delle ore di scuola per gli alunni sia il miglioramento della qualità dell’insegnamento, grazie all’approfondimento del metodo e dei linguaggi delle discipline, reso possibile dal fatto che ciascun maestro ne curava solo alcune, e non tutte, come invece accadeva al maestro unico, tuttologo per necessità, non sempre in grado di guidare l’allievo nella ricerca dei significati e nella costruzione dei concetti. Erano una via di mezzo tra la tradizionale scuola del mattino e quella a tempo pieno, e condividevano con quest’ultima l’ispirazione didattica di fondo, basata sull’adesione ai canoni didattici dello strutturalismo pedagogico nordamericano.

Curiosamente, le accuse di spreco sono sempre andate ai moduli, risparmiando la scuola a tempo pieno, tuttavia più opulenta, con due maestri per ogni classe, diffusa soprattutto al Nord e al Centro, assai meno nel Sud e nelle Isole. Da notare che, mentre i moduli sono (ormai, erano) obbligatori, il tempo pieno è sempre stato facoltativo, cioè attuato solo su richiesta delle famiglie. Togliere le 27/30 ore agli alunni dei moduli, mentre se ne lasciano 40 a quelli del tempo pieno, potrà forse apparire una soluzione intelligente, ma giusta certamente non è. E il decreto legge del 1° settembre prevede proprio ciò, in quanto fa salva “una più ampia articolazione del tempo scuola”, purché “correlata alla domanda delle famiglie”. In nome delle famiglie, o meglio di una parte di esse, viene manomessa l’organizzazione didattica dell’unica scuola del Paese che funziona e ci dà prestigio in campo internazionale. La soluzione è chiaramente “nordista” e lascia perplessi. La scuola del Sud e con essa quella sarda, ricche di moduli e povere di scuole a tempo pieno, hanno una ragione di più per temere la falce governativa. Conviene sperare che, quando sarà il momento, qualcuno in Parlamento sappia difendere entrambe le scuole con pari convinzione ed efficacia.

Gabriele Uras
Dirigente Tecnico MIUR in quiescenza
già Presidente IRRE Sardegna.

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Nuove regole sulle assenze del personale: niente "fughe in avanti"

Com'era facilmente prevedibile, si moltiplicano dal "mondo della scuola" - in questi giorni - le richieste di chiarimento in ordine all'applicazione dell'art. 71 del decreto-legge 112/08 (convertito con legge 133/08) e alle novità che lo stesso introduce nella gestione delle assenze dal servizio.

Premesso che la materia è suscettibile di produrre una casistica tendenzialmente infinita, anche a prescindere dalle innovazioni introdotte, e riservandoci, come CISL Scuola, di attivare eventuali iniziative di approfondimento nelle opportune sedi negoziali, ci si limita, qui, ad affrontare le questioni che più frequentemente ricorrono e che possono essere sinteticamente ricondotte a due diverse fattispecie:

* decurtazione del trattamento economico per i primi 10 giorni di assenza;
* computo a ore per i permessi retribuiti.


Leggi tutto il testo della notizia e la documentazione allegata e citata, sul sito della CISL SCUOLA Nazionale il cui link trovi anche sulla colonna destra della pagina.

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martedì 2 settembre 2008

Pubblicato in GU il decreto-legge 137. Continua l'attacco del Governo alla scuola pubblica statale

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto-legge 1°.9.2008, n. 137, fa registrare - rispetto alle anticipazioni ufficiose e alle stesse dichiarazioni rese dal ministro Gelmini nella conferenza stampa del 28 agosto - importanti e per certi versi inattese novità, tra le quali spicca certamente la decisione di inserire nel testo di legge, all'art. 4, un'indicazione esplicita e netta per il ripristino del modello dell'insegnante unico nella scuola primaria: obiettivo che il ministro, dopo averlo in un primo tempo escluso (tanto che non se ne faceva cenno nel disegno di legge dello scorso 1° agosto), ha successivamente richiamato in ripetute esternazioni e rispetto al quale viene ora impressa una decisa accelerazione.

Di seguito, in sintesi, i contenuti del decreto-legge 137, che recupera in parte le disposizioni del suddetto disegno di legge licenziato dal Consiglio dei Ministri il 1° agosto.....


Leggi tutto il testo della notizia e la documentazione allegata e citata, sul sito della CISL SCUOLA Nazionale il cui link trovi anche sulla colonna destra della pagina.

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mercoledì 27 agosto 2008

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge 133/08 (di conversione del decreto-legge 112)

La legge 6.8.2008, n. 133 - di conversione del decreto-legge 25.6.2008, n. 112 «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria» - ed il testo coordinato dei due provvedimenti legislativi sono pubblicati nel supplemento ordinario n. 196 alla Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21.8.2008.

Leggi il testo definitivo degli articoli della legge 133 che interessano il Comparto Scuola (a partire, naturalmente, dall'art. 64 "Disposizioni in materia di organizzazione scolastica") e la documentazione allegata e citata, sul sito della CISL SCUOLA Nazionale il cui link trovi anche sulla colonna destra della pagina

Per il commento politico alla manovra, vai ---> alla notizia dello scorso 3 luglio.

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mercoledì 6 agosto 2008

D.L. n. 112 e scuola: "Mission impossible"

Pubblicato il 06/08/2008 - 16:11 su CislScuola.it

Gli obiettivi di risparmio che il D.L. 112/08, all'art. 64, indica per il settore dell'Istruzione Statale delineano un quadro di estrema problematicità sia per l'entità degli interventi, sia per la complessità delle procedure che occorre mettere in atto per il puro perseguimento, sia infine per l'intreccio delle competenze che sulla materia appaiono variamente distribuite tra diversi soggetti istituzionali.

L'ENTITÀ DELL'INTERVENTO

Come si evince chiaramente dalla relazione tecnica di accompagnamento del DL, si tratta di mettere in cantiere, in un triennio, la riduzione di oltre 67.000 posti del personale docente, ai quali si devono però sommare anche i 20.000 già previsti dalle precedenti finanziarie, per un totale di 87.000. Si consideri, per completare il quadro, che altri ulteriori 20.000 posti sono stati nel frattempo già tagliati nella fase precedente l'anno scolastico 2007/08.

Le cifre sono di rilevanza assoluta, ma la difficoltà a gestire una riduzione di tale portata può essere immediatamente colta se si considerano i disagi emersi in fase di determinazione dell'organico per il 2008/09, nonostante si trattasse di gestire una diminuzione di "solo" 10.000 unità. Proprio per le difficoltà emerse nelle diverse realtà territoriali si decise di articolare in due tempi l'operazione, suddivisa infatti in parte (60%) sull'organico di diritto e in parte (40%) sull'organico di fatto.

Immaginare di sovrapporre agli interventi già attuati un ulteriore taglio che, stando alla relazione tecnica, dovrebbe attestarsi sull'ordine delle 42.000 unità, appare francamente impossibile, a meno che non si intenda porre mano, più che ad una riforma, ad una vera e propria rivoluzione del sistema scolastico.

Per quanto riguarda, in particolare, la ventilata "rimodulazione" dell'organizzazione didattica della scuola primaria, non si può dimenticare che la riforma ordinamentale del 1990, preceduta da un'ampia e partecipata fase triennale di sperimentazione, si conformò sul più moderno e accreditato pensiero psico-pedagogico e sulle migliori pratiche che la ricerca e l'azione della scuola avevano prodotto. Dopo cinque anni di effettiva attuazione la riforma fu sottoposta ad un'attenta verifica parlamentare, voluta dallo stesso Legislatore, seguita da quella altrettanto approfondita della Corte dei Conti. Una verifica tecnica e politica, l'unica ad oggi, che sia fatta su una qualsiasi delle riforme del nostro sistema scolastico. Non è dunque un caso, ma viene da questa storia, il fatto che ora la scuola primaria occupi un posto di assoluta eccellenza nelle classifiche internazionali e che permette ai ministri del nostro Paese di non arrossire nel confronto internazionale tra i diversi sistemi formativi.

Vi è poi un settore, quello della scuola dell'infanzia, in cui, stante l'elevato numero di richieste attualmente non accolte, non solo non è ipotizzabile una riduzione del servizio, ma vanno costruite le condizioni per dare risposte ad una domanda oggi largamente inevasa. Non a caso la riduzione di posti operata in attuazione delle precedenti finanziarie non ha visto un decremento degli stessi per tale ordine di scuola. Ciò implica che le ipotizzate riduzioni, a differenza di quanto prospettato nelle diverse simulazioni fin qui prodotte, non dovrebbero riguardare questo primo segmento del percorso formativo. Tale scelta, che appare opportuna e a nostro avviso obbligata, comporta però che il peso della manovra si farà ancor più gravoso per i restanti gradi di scuola.

LA COMPLESSITÀ DELLE PROCEDURE

Il comma 4 dell'art. 64, nel declinare puntualmente le linee di intervento su cui dovrebbe orientarsi la definizione del piano triennale, di fatto rimette in discussione l'intero assetto del sistema scolastico nella sua dimensione didattico - organizzativa, chiamando in causa, fra l'altro, la ridefinizione dei curricoli, dei quadri orari, delle classi di concorso, dei criteri per la formazione delle classi, dell'organizzazione didattica della scuola primaria.

Anche ammesso che tutto ciò possa essere affrontato e risolto in tempi ragionevolmente contenuti, anche in virtù dell'ampio margine di cui dispone oggi la maggioranza di governo, appare come necessità obbligata e non eludibile quella di una fase di transizione che, almeno per il ciclo secondario, si proietta presumibilmente nell'arco di un quinquennio, non potendosi ovviamente immaginare uno sconvolgimento dei percorsi di studio già in atto, ai quali occorre garantire doverosamente l'indispensabile continuità.

Del tutto irrealistico, in particolare, risulta l'obiettivo di avviare un piano che così profondamente incide sulla struttura del sistema d'istruzione nei tempi ristrettissimi dati dalle scadenze connesse all'avvio dell'anno scolastico 2009/10: mancano infatti poco più di sei mesi alla scadenza (normalmente fissata a fine gennaio) dei termini per la scelta delle scuole e quindi per l'iscrizione alle stesse. Più o meno entro la stessa data devono essere attivate la procedure, amministrative e negoziali, relative alla definizione dell'organico e alla mobilità del personale.

A quanto detto non si possono non aggiungere, peraltro, i rilevanti profili di merito che, specie in riferimento agli aspetti didattico educativi, esigono di essere affrontati sulla scorta di un adeguato livello di elaborazione oltre che di un'auspicabile ricerca di ampio consenso in Parlamento e nel Paese.

L'INTRECCIO E IL POSSIBILE CONFLITTO DELLE COMPETENZE

Le dimensioni della manovra delineata nell'art. 64 presuppongono, per essere minimamente plausibili, un massiccio intervento di ridimensionamento non solo delle istituzioni scolastiche, ma dell'intera rete dei punti di erogazione del servizio. Questa copre, come è noto, una realtà territoriale fatta in gran parte di piccoli e piccolissimi comuni, per i quali la presenza della scuola rende concreto ed effettivamente esigibile l'esercizio del diritto allo studio.

Come è noto, l'art. 136 del decreto legislativo 112/1998 prevede che tra le funzioni e i compiti riguardanti la programmazione e gestione amministrativa del servizio scolastico, delegati a Regioni, Province ed Enti locali rientri la programmazione della rete scolastica, attribuita alle Regioni, sulla base dei piani provinciali, e che l'istituzione, l'aggregazione, la fusione e la soppressione di scuole in attuazione degli strumenti di programmazione, nonché la redazione dei piani di organizzazione della rete delle istituzioni scolastiche sia di competenza dei comuni e delle province (articolo 139 del medesimo decreto).

L'attuazione del decreto-legge 112/2008 comporterà, di fatto, attraverso la determinazione dei nuovi criteri per la formazione delle classi e del nuovo rapporto tra docenti e alunni, una limitazione delle competenze in questione, che se per le Regioni sono delegate (e quindi appartengono comunque in via primaria allo Stato), per quanto riguarda comuni e province sono state, invece, trasferite e quindi sono di loro esclusiva pertinenza.

I piani provinciali, quindi, non potranno che limitarsi ad adattare alle risorse umane, sempre più scarse, e alle modalità di formazione delle classi, la distribuzione delle "sedi di erogazione del servizio", non potendo tenere in pieno conto le esigenze delle popolazioni locali. Salterebbe, quindi, la spinta "federalista" quale prospettata dal nuovo articolo 117 della Costituzione e sarebbe fortemente limitata l'autonomia formativa delle istituzioni scolastiche, oltre che resa gravemente disagevole per l'utenza la fruizione del servizio scolastico: quante scuole - che sono i luoghi deputati a fornire tale servizio che garantisce il rispetto del diritto costituzionale allo studio - potranno sopravvivere tenendo conto delle limitate dimensioni di numerosi comuni? Dalle nostre analisi, desunte dai dati ufficiali forniti dall'ISTAT e dall'ANCI, risulta che nel nostro Paese esistono ben 5.756 comuni (71,05% del totale) con popolazione fino a 5.000 abitanti. In moltissimi di questi comuni, ed in particolare nei 1.627 (20,08%) che hanno una popolazione compresa tra i 1.000 e i 2.000 abitanti, ci chiediamo che fine faranno le piccole scuole che rappresentano spesso l'unico luogo di aggregazione e di crescita culturale per l'intera comunità.

Anche in relazione a ciò occorre tener presente l'autorevole monito contenuto in un passaggio della sentenza della Corte Costituzionale n. 13/2004, che, nel ribadire la competenza regionale in materia di programmazione e determinazione dell'offerta formativa, ha evidenziato come tale competenza debba essere esercitata proprio al fine di garantire la continuità di erogazione del servizio scolastico, che non a caso «la legge n. 146 del 1990 [legge sull'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali - n.d.r.] qualifica, all'art. 1, servizio pubblico essenziale.». Ed è solo in virtù di questa prioritaria garanzia di continuità del servizio che il Giudice costituzionale ha ritenuto legittima l'ulteriore operatività delle competenze statali «fino a quando le singole Regioni si saranno dotate di una disciplina e di un apparato istituzionale idoneo a svolgere la funzione di distribuire gli insegnanti tra le istituzioni scolastiche nel proprio ambito territoriale secondo i tempi e i modi necessari ad evitare soluzioni di continuità del servizio, disagi agli alunni e al personale e carenze nel funzionamento delle istituzioni scolastiche», tenendo conto del fatto che «alla erogazione del servizio scolastico sono collegati diritti fondamentali della persona, che fanno capo in primo luogo agli studenti ed alle loro famiglie, ma che riguardano anche il personale docente e le aspettative di questo circa la propria posizione lavorativa». Ipotizzare, pertanto, attraverso i tagli proposti, la soppressione di sedi scolastiche configurerebbe non solo una operazione socialmente e culturalmente inaccettabile, ma violerebbe anche le chiare indicazioni costituzionali, che il Ministro, per primo, è chiamato, istituzionalmente e politicamente, a rispettare e garantire.

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venerdì 18 luglio 2008

Emanata dalla Funzione Pubblica la circolare sulle assenze per malattia. La CISL Scuola ribadisce il proprio giudizio negativo.

Con la circolare n. 7 del 17.7.2008, il Ministro "per la pubblica amministrazione e l'innovazione" detta specifiche indicazioni alla luce della nuova disciplina contenuta nell'art. 71 del decreto-legge 112/2008 (provvedimento sul quale la CISL Scuola si è espressa negativamente, in modo ampio e articolato, nella notizia "STRAVOLGERE LA SCUOLA PER DECRETO" dello scorso 3 luglio e alla quale rimandiamo, anche per un commento in materia).

Una piccola "pulce" agli estensori della circolare. Il suddetto decreto-legge è entrato in vigore - come testualmente indicato dall'art. 85 - il 25.6.2008 (giorno medesimo della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) e non il 26 come erroneamente riportato nel testo.

Leggi tutto il testo della notizia e la documentazione allegata e citata, sul sito della CISL SCUOLA Nazionale il cui link trovi anche sulla colonna destra della pagina.

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sabato 5 luglio 2008

Decreto-Legge 25 giugno 2008, n. 112. Il commento della CISL Confederale

DECRETO-LEGGE 25 giugno 2008, n. 112
“Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”

Scheda di lettura e commento delle norme relative a
Scuola, Università e Enti Pubblici di Ricerca

Il testo integrale lo puoi leggere a questo [link]

Il quadro d’insieme

L’insieme delle misure relative a personale, indirizzi di sistema, organizzazione, piano finanziario, è fonte di preoccupazione. Le scelte compiute, con un metodo che ha inibito il confronto con il sindacato su temi cruciali, rischiano di avere ricadute gravi e di lungo periodo su qualità e prestazioni del servizio pubblico (alla persona, all’impresa, al territorio) di cui scuola, sistema ricerca e università si fanno carico, in risposta a precisi diritti civili e sociali di cittadinanza e alle istanze di crescita competitiva del sistema paese.

Per la scuola nell’arco degli anni 2009-2012 si profila un pesante taglio di personale:

100mila docenti + 47mila ATA pari, si stima, al 20% della forza lavoro totale.

Questo attraverso l’ulteriore innalzamento del rapporto alunni/docente, la riduzione programmata del personale ATA, una totale revisione ordinamentale, organizzativa e didattica del sistema. Il risparmio atteso, oltre quello già previsto da precedenti leggi finanziarie, ammonta, alla fine del periodo, a 7 miliardi.

La manovra non parte da un’analisi ragionata dell’attuale situazione del sistema scolastico e non ha obiettivi di miglioramento del servizio ma punta solo a predeterminate economie di spesa. Il disegno, se realizzato, comporterà il depotenziamento della rete territoriale delle scuole e un’offerta formativa fortemente ridotta, sicuramente non in grado di rispondere a quella “emergenza educativa” che tutti segnalano.

In questo contesto risulta irrilevante la parziale copertura (200 milioni, cfr. articolo 69, comma 3) del taglio al Fondo per il funzionamento delle scuole dovuto alla clausola di salvaguardia della precedente finanziaria, così come quella piccola norma, simbolica ma comunque ragionevole, sul progressivo contenimento del costo dei libri scolastici mediante l’opzione delle versioni “on line” (art.15).

All’Università e alla rete degli Enti Pubblici di Ricerca, il decreto non serba attenzioni migliori.


TITOLO III - STABILIZZAZIONE DELLA FINANZA PUBBLICA

Capo I - Bilancio dello Stato

Art. 63 (“Esigenze prioritarie”) - comma 3

Il fondo di funzionamento ordinario delle scuole viene ri-finanziato con 200 milioni di euro per l’anno 2008.
Si tratta però di una parziale restituzione di somme sottratte al funzionamento didattico e amministrativo dalle scuole dall’applicazione della clausola di salvaguardia prevista dalla finanziaria per il 2007 che ha agito in modo automatico riducendo pesantemente le disponibilità di bilancio del Ministero e quindi delle scuole.

Capo II - Contenimento della spesa per il pubblico impiego

Art. 64 - Disposizioni in materia di organizzazione scolastica

Ai fini del miglioramento dei servizi scolastici e per la valorizzazione professionale del personale docente si procede, a decorrere dall’a.s. 2009/2010:
 all’adozione di interventi e misure per l’incremento di un punto percentuale del rapporto docente/alunni, da realizzare gradualmente per giungere all’a.s.2011/2012 ad uno standard europeo (stima: 100mila docenti in meno).

 alla revisione dei parametri per la dotazione organici ATA per consentire tra 2009 e 2011 una riduzione del 17% della consistenza numerica determinata per l’a.s. trascorso (stima: 43mila in meno). Per ciascuno degli anni del triennio la riduzione non deve essere inferiore ad un terzo del risparmio totale da conseguire.

Entro 45 gg. dall’approvazione del decreto, il Ministro IUR predispone - di concerto con il collega dell’Economia, sentite le Regioni e previo parere delle Commissioni competenti – un Piano Programmatico di Interventi per la razionalizzazione dell’utilizzo di risorse umane e strumentali disponibili al fine di conferire maggiore efficacia ed efficienza al sistema.

Per l’attuazione (puntuale) del piano e dei suoi obiettivi, con successivi decreti regolamentari del ministro IUR di concerto con l’Economia e sentita la Conferenza Unificata, assunti anche modificando le vigenti norme, si provvede alla revisione dell'attuale assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola attenendosi ai seguenti criteri:

1. razionalizzazione e accorpamento delle classi di concorso per maggiore flessibilità dei docenti;

2. ridefinizione dei curricula nei diversi ordini di scuola (piani di studio, quadri orari), in particolare per tecnici e professionali;

3. revisione dei criteri per la formazione delle classi;

4. rimodulazione della didattica della scuola primaria;

5. revisione dei criteri per la determinazione degli organici docente e ATA
(razionalizzazione)

6. ridefinizione dell'assetto organizzativo-didattico dei centri per l'istruzione degli adulti, compresi i corsi serali.

I dirigenti MIUR e la dirigenza scolastica devono assicurare la compiuta realizzazione del processo di razionalizzazione. Risponderanno del mancato raggiungimento degli obiettivi.

Fermo restando l’insieme degli obiettivi di risparmio già posti nella finanziaria precedente, da queste misure è previsto complessivamente nel triennio un ulteriore gettito di 7,832 miliardi di euro. Verrà istituito ad hoc un Comitato di verifica tecnico-finanziaria e comunque per il conseguimento dei risparmi sarà possibile intervenire a concorrenza sulle dotazioni complessive di bilancio del Ministero della pubblica istruzione.

Il 30% di questi risparmi, una volta certificato e comunque non prima del 2010, andrà ad incrementare le risorse contrattuali per "le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della scuola".

Gli importi confluiranno in un apposito fondo istituito nel bilancio MIUR, a decorrere dall’anno successivo a quello di realizzazione, e saranno resi disponibili con decreto del Ministro dell’Economia.

La scuola rischia di pagare il prezzo più alto di questa manovra. Una manovra che però non riuscirà ad essere all’altezza della sfida dello sviluppo, della coesione e dell’equità se i suoi obiettivi per la scuola sono solo tagli al personale e al servizio scolastico e ingenti, forzosi risparmi.

Il risultato delle norme in materia di organizzazione scolastica è più che preoccupante: nel triennio, considerando il taglio delle 43mila unità di personale ATA (pari alla riduzione del 17% attesa entro il 2011) e dei 100mila docenti conseguenti all’innalzamento rapporto docente/alunni e all’insieme di razionalizzazioni e revisioni di classi di concorso, organizzazione, didattica, la scuola dovrebbe perdere circa 150 mila posti.

Contabilizzando i tagli già operati e le mancate assunzioni (come quelle del personale ATA previste dal Piano ma eseguite solo per un terzo) il sistema nazionale di istruzione perde quasi il 20% della sua forza lavoro.

Questo significa depotenziamento della rete territoriale delle scuole e un’offerta formativa fortemente ridotta per tutti e in particolare per i più deboli e gli svantaggiati. Comprese le migliaia di adulti che nella scuola e nelle sue risorse trovano una seconda opportunità di qualificazione e di crescita.

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giovedì 18 ottobre 2007

Misure urgenti per l'avvio dell'anno scolastico: il Senato ha convertito in legge il decreto 147/07

L'Assemblea di Palazzo Madama, nella seduta pomeridiana di ieri, ha approvato - in via definitiva - il disegno di legge di conversione del decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, "Disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2007-2008 ed in materia di concorsi per ricercatori universitari".

Leggi il testo della legge, sul sito della CISL SCUOLA Nazionale il cui link trovi anche sulla colonna destra della pagina.

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giovedì 6 settembre 2007

Il Decreto Legge sulla scuola varato ieri.

Nella seduta del 5 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato, quale unico argomento posto all'O.d.G. il Decreto Legge recante "Disposizioni urgenti in materia di ordinamento e personale scolastico per assicurare l'ordinario avvio dell'anno scolastico".

Il provvedimento recepisce parte delle materie contenute nel ddl 2272 ter e consta di due articoli.

[Leggine il contenuto sul sito della CISL SCUOLA Nazionale il cui link trovi sulla colonna destra di questa pagina]

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mercoledì 5 settembre 2007

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge sulla scuola

Guarda a questo link la Conferenza stampa del Governo dopo il Consiglio dei Ministri.

Leggi a questo link la dichiarazione in proposito del Segretario Generale della CISL SCUOLA Francesco Scrima.

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