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CISL SCUOLA ORISTANO

Segretaria Generale: ELENA AROFFU ***Segretari: BERNARDO CASU, BARBARA RASPA. -SEDE: 09170 ORISTANO P.za Roma Gall. Porcella 4 -tel. 0783.70674 /71003 Fax 71907 e-mail: CislScuola.Oristano@cisl.it - Orari di apertura: vedi link "CONTATTACI" in questa pagina* Per iscriverti:RSU CISL della SCUOLA o Sede Provinciale * Alle Elezioni ENAM hanno votato CISL SCUOLA: 3 insegnanti su 4, il 75,5%. - Webmaster: PINO CIULU

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sabato 19 novembre 2011

SARDEGNA. Medde (Cisl reg.le): "A una settimana dallo sciopero generale e dalla manifestazione dei 60.000 a Cagliari, ancora nessuna risposta dalla Regione"

"A una settimana dallo sciopero generale e dalla manifestazione dei 60.000 a Cagliari la Giunta regionale non ha ancora provveduto a dare segnali di attenzione ai lavoratori e pensionati scesi in lotta e non ha ancora provveduto a confrontarsi con i sindacati". Così il Segretario della Cisl sarda, Mario Medde che in una nota lancia un appello alla Regione perché il messaggio e le proposte lanciate con la mobilitazione della scorsa settimana a Cagliari non vengano dimenticate.

"Si attende ancora una risposta sui problemi e sulle proposte che il sindacato e i lavoratori hanno posto l'11 novembre. Si è ancora lontani da un'assunzione di responsabilità per frenare l'impatto della crisi economica e sociale nell'Isola.

Non possiamo accettare che una così vasta partecipazione alla lotta possa essere annullata da un'ordinaria amministrazione dei problemi e da dilazioni che aumentano gli effetti devastanti della crisi. Pertanto, la mobilitazione resta alta, e vigile è l'attenzione del sindacato confederale sardo. Il sindacato lancia un appello a quanti nella maggioranza hanno sensibilità sociale per interpretare il forte e diffuso disagio sociale presente nell'Isola e l'urgenza che ai lavoratori e pensionati venga data una risposta sui temi dello sviluppo, del lavoro e delle riforme. Non servono più impegni generici. È fondamentale che la Giunta assuma decisioni condivise in grado di incidere nelle condizioni di vita e di lavoro dei sardi.

La manovra finanziaria e di bilancio è un'opportunità che va colta. Si tratta, però, di rivedere in termini strutturali la proposta della Giunta perché possa contenere misure e interventi a favore del lavoro, dei giovani, delle famiglie e delle imprese. Continueranno anche a dicembre la mobilitazione e le iniziative del sindacato sardo, insieme alle associazioni che hanno dato vita alla giornata di protesta dell'11 novembre. Nelle iniziative in via di calendarizzazione verrà ribadita l'urgenza - conclude Medde - che la massima istituzione della Sardegna venga rivisitata e che la politica sarda disostruisca i canali di collegamento con la società".

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lunedì 16 novembre 2009

Sardegna, Cisl pronta a mobilitazione per riscrivere lo Statuto regionale

«Non è più tempo di parole ma di scelte e decisioni politiche, soprattutto per la riscrittura dello Statuto della Regione Sardegna». Lo afferma in una nota il segretario della Cisl, Mario Medde.

«È questo un impegno - aggiunge - più che decennale che deve essere rispettato dalla politica sarda, tanto più perché‚ l'attuale maggioranza al governo della Regione si è dichiarata nel passato a favore dell'Assemblea Costituente del popolo sardo. Nello stesso programma della maggioranza questa scelta è stata sottolineata, anche grazie a quanti erano e sono parte integrante del movimento per la Costituente. Non è solo quindi un problema che riguarda il rispetto degli impegni assunti, pure aspetto fondamentale in una fase caratterizzata dalla scarsa credibilità della politica, ma di uno Statuto che va riscritto e che assume rilevanza primaria in quanto madre di tutte le riforme».

«Per questo motivo - continua Medde - il sindacato sardo sta avviando un processo di mobilitazione e di lotta per una nuova rinascita dell'Isola e per uno Statuto, che rinegozi il patto costituzionale tra Stato e Regione. È un errore infatti assegnare alla sola politica il nuovo Statuto, il federalismo interno e i contenuti dell'autogoverno dell'Isola. Significherebbe votare alla sconfitta il processo di cambiamento della società sarda e affidare a pochi il nuovo modello di democrazia e il futuro della nostra società».

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martedì 16 giugno 2009

Sardegna verso lo sciopero.

Il Segretario Generale cislino Mario Medde ribadisce l'importanza di un patto tra parti sociali per far ripartire crescita economica e promozione del lavoro; un'intesa per attraversare la congiuntura negativa e rimettere in marcia il tessuto produtttivo. (leggi l'articolo)

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sabato 18 aprile 2009

Sardegna. Sfida per lo sviluppo.

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mercoledì 18 febbraio 2009

Medde: "Disoccupazione e povertà nelle ragioni dell'esito elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale"

"La disoccupazione e la povertà hanno pesato come un macigno nelle scelte della politica e delle istituzioni. È questo il significato che la Cisl sarda dà all'esito elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna". E' quanto si legge in un comunicato stampa del segretario della Cisl regionale sarda, Mario Medde.

"Le denunce e le proposte del sindacato -prosegue la nota- hanno evidenziato, in questi anni, l'urgenza di promuovere le iniziative necessarie a garantire un'adeguata coesione sociale e la promozione di maggiori opportunità lavorative per contrastare il fenomeno dilagante delle povertà".

"I risultati elettorali -sottolinea Medde- rafforzano i convincimenti di quanti sostengono che, per chi governa, è fondamentale garantire il confronto e la concertazione con le parti sociali ed economiche e farsi carico delle difficoltà in cui versano le famiglie, i pensionati e i lavoratori. La stessa disaffezione di un numero notevole di elettori sardi ribadisce l'urgenza di ridare ruolo e rilevanza alla democrazia partecipativa ed economica e ai partiti come rappresentanza e mediazione di interessi, in primo luogo quello generale.

"In questa direzione -conclude il comunicato- va rilanciato dunque l'apporto delle parti sociali nella programmazione dello sviluppo e nella promozione del lavoro per riproporre, con la necessaria forza, l'interesse che le istituzioni hanno a fondare la propria legittimazione non solo sul momento elettorale ma anche sull'esaltazione e funzione delle rappresentanze sociali ed economiche. Solo così, infatti, sarà possibile adottare tutte le misure necessarie a contrastare e ridurre la vera piaga della Sardegna, la povertà e la disoccupazione, in primo luogo quella giovanile".

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venerdì 29 agosto 2008

Cisl Sardegna: entro settembre sciopero generale per l’attuazione dei nuovi accordi. (dies 287/2008)

Cagliari - La Cisl sarda affida alla mobilitazione dei lavoratori e dei pensionati un nuovo tentativo per sollecitare un profondo cambiamento nelle politiche del lavoro e dello sviluppo.

«Siamo impegnati a costruire - ha detto mercoledì 16 luglio il segretario generale Mario Medde durante una conferenza stampa – le condizioni unitarie di una fermata totale in Sardegna nel prossimo settembre, che richiami tutti, in particolare Governo nazionale e Giunta regionale, sul tema dell’assenza e della la precarietà del lavoro, epicentro della crisi economica e sociale dell’isola, causa di inadeguatezza e disparità di reddito e di povertà diffusa». Analisi su cui sostanzialmente concordano anche Cgil e Uil che nei prossimi giorni riuniranno i loro organismi dirigenti per decidere le strategie future.

«Noi siamo per lo sciopero generale – ha ribadito Medde – che non si farà di sabato e non sarà una semplice manifestazione, come quella del 1° dicembre 2007, ma
un’astensione totale dal lavoro».

Il sindacato resta in attesa che Palazzo Chigi risponda alla richiesta, fatta un mese fa al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, di una
riunione OO.SS-Governo per la riapertura del tavolo delle trattative praticamente fermo da un anno.

L’incontro potrebbe avvenire entro questo mese.

La Cisl mette sul banco degli imputati Governo nazionale e Giunta regionale. «Non sono riusciti a realizzare - ha aggiunto Medde - gli interventi annunciati e gli accordi solennemente sottoscritti. La politica è chiaramente in difficoltà nel suo compito prioritario di risolvere i problemi dei sardi.

Né possiamo sperare nei poteri taumaturgici del G8, grande e importante evento, ma non in grado da solo di far camminare l’intera economia della Sardegna».

La dimensione della crisi è tale – secondo Medde da richiedere una svolta nella politica sociale ed economica della Regione e l’apporto consistente dello Stato. Invece, i rapporti Stato-Regione sulle cose che contano ( lavoro, sviluppo, poteri e risorse) sono al minimo storico. Segno visibile di questa distanza tra Cagliari e Roma i numerosi accordi sottoscritti tra Regione e Governo rimasti inattuati, annunciati ma non compiutamente realizzati. A cominciare dall’Intesa istituzionale di
programma del 1999.

Anche l’impegno del 10 luglio 2007 che mirava a riscrivere integralmente quell’intesa, strutturata in 27 accordi di programma quadro, è finita in una sorta di porto delle nebbie. I patti sulla chimica stipulati nel luglio 2003 e quello sull’energia del dicembre dello stesso anno non hanno registrato avanzamenti significativi. Delle risorse della chimica, 300 milioni di euro, ne sono stati spese solamente 36, mentre i restanti 264 rischiano di essere cancellati.

Praticamente fermo l’accordo su energia e quello su trasporti e mobilità del 2004, che doveva essere sostenuto con 1200 milioni di euro. Nessuno parla più di Piano di rinascita, risorsa non solo legislativa riconosciuta dallo statuto sardo, cioè da una legge costituzionale.

«Lo sciopero generale serve anche per rimettere in moto questi accordi», ha spiegato Medde.
Il malessere sardo non è frutto di una situazione contingente, dovuta solo ai mercati internazionali, all’alto costo del petrolio, al rialzo dei tassi di interesse. La Sardegna è una regione strutturalmente sofferente. I numeri della crisi sono paurosi: quasi 300 mila persone in condizioni di povertà relativa o assoluta; su oltre 200 mila avviamenti al lavoro registrati nel 2007, due terzi sono stati a tempo determinato.

Il tasso di occupazione è fermo al 52,2, lontanissimo dal 70% previsto dall’obiettivo di Lisbona 2010. Il tasso di disoccupazione nel primo trimestre 2008 è al 13,5%: la differenza nell’arco di sei mesi è pari a quasi 5 punti percentuali, una «performance che – si legge nel rapporto trimestrale dell’Agenzia regionale del lavoro – non trova riscontri nella serie storica degli ultimi 15 anni». « Non vogliamo essere responsabili del silenzio della politica», ha commentato il segretario generale della Cisl affiancato dai segretari regionali Oriana Putzolu e Giovanni Matta.

Medde pensa a un vero e proprio new deal, in grado di affrontare le emergenze quotidiane, a una strategia che si faccia carico del rilancio dell’industria sarda, dell’inserimento al lavoro dei giovani, del miglioramento dei servizi a rete e della continuità territoriale, della valorizzazione fruizione del patrimonio ambientale, storico e culturale, del rilancio della formazione professionale, della riforma del diritto allo studio e della lotta alla dispersione scolastica. «Obiettivi – ha detto Medde - che valgono bene uno sciopero generale, che dovrà necessariamente effettuarsi entro settembre 2008 sia per la gravità dei problemi sul tappeto, sia per una campagna elettorale per le regionali praticamente già lanciata».

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venerdì 1 agosto 2008

Sardegna. Cisl: Il silenzio di Governo e Regione su richiesta incontro confermano la necessità di avviare iniziative di lotta

01/08/2008

"Mentre il sistema produttivo sardo è in caduta libera e si registra un aumento senza precedenti della disoccupazione e della cassa integrazione, il silenzio del Governo nazionale sulla richiesta d'incontro avanzata ormai da due mesi da CGIL CISL UIL e l'assenza e la remissività della Giunta regionale, sono un'ulteriore conferma della necessità di unire i lavoratori, i pensionati e i cittadini sardi intorno a un'iniziativa di lotta e, alla ripresa post-feriale, non può che confluire verso lo sciopero generale".

Lo sottolinea in una nota Mario Medde, Segretario generale Cisl Sardegna ricordando come circa due mesi fa, il 5 giugno 2008, "le segreterie regionali di CGIL CISL UIL sollecitavano al sottosegretario alla presidenza del Consiglio onorevole Gianni Letta la riapertura del tavolo romano sulle emergenze produttive della Sardegna e sull'Intesa Istitu-zionale di Programma. Nessun segnale è pervenuto dal Governo e dalla Regione in questi sessanta giorni".

"Lo stesso incontro con i Parlamentari sardi - continua Medde - non ha sortito effetto alcuno. Eppure gli impegni assunti un anno fa dal Governo nazionale, ma anche dalla Regione (su attività produttive, aerospaziale, infrastrutture, agroalimentare, scuola, formazione e ricerca, bene culturali), potrebbero, se inseriti in una strategia regionale di sviluppo, attenuare gli effetti della crisi economica e sociale e aprire una nuova fase di progresso".

"I dipartimenti industria delle segreterie regionali di CGIL CISL UIL hanno evidenziato la drammaticità del settore e l'urgenza di pervenire a una fase di mobilitazione e di lotta. Ma, in Sardegna, si è orami di fronte a una crisi che attraversa tutti i settori dell'economia e della società. Dunque la remissività della Giunta regionale, rispetto alle strategie necessarie a fronteggiare la crisi e il silenzio del Governo nazionale sono elementi preoccupanti non solo sul versante sociale ma anche su quello politico e istituzionale. Fatti che non possono passare sotto silenzio, soprattutto nel mese delle vacanze; proprio quando si è portati più che in altri mesi a occultare le difficoltà dell'Isola con l'alibi di una Sardegna turistica e vacanziera".

"Per questi motivi - tiene a precisare il Segretario regionale - l'impegno della politica e delle istituzioni sarde non può limitarsi a richiamare il problema, anche se questo succede assai raramente, ma urge invece un forte segnale che a Cagliari e a Roma consenta, quanto prima, di riaprire il confronto sullo sviluppo e il lavoro per verificare la solvibilità degli impegni assunti. Da parte sua - conclude - la CISL è impegnata a costruire, insieme alle altre forze sociali e all'associazionismo, le necessarie iniziative di lotta per garantire all'Isola risposte adeguate e certe sul versante degli investimenti finanziari e dei progetti, locali e nazionali, utili a combattere la crisi, la povertà e a promuovere il lavoro".

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sabato 5 luglio 2008

Scuola e Formazione Professionale: in Sardegna si doveva fare di più.

(Dies - Agenzia giornalistica della Cisl Sarda 246/2008)

Cagliari – Scuola e formazione in Sardegna: secondo la Cisl sarda si poteva e si doveva fare di più. Alla fine della programmazione-attuazione dei fondi strutturali 2000-2007, all’inizio di quella 2007-2013, quando mancano appena due anni al traguardo di Lisbona 2010, i risultati, a giudizio del sindacato, sono deludenti. Così sentenziano i numeri.

Gli oltre 701 milioni di euro del Fse avrebbero dovuto produrre effetti più sostanziosi, anche se non tutti sono stati ancora spesi e il rischio di disimpegno delle risorse è per molti progetti sempre dietro l’angolo. A fronte dell’investimento di oltre 33 milioni di euro, i risultati della dispersione scolastica rimangono drammatici: era del 32,40% nel 2001, nel 2006 è ferma al 28,3%, tre punti sopra quella del Mezzogiorno, 8 più della media italiana.

«Nelle politiche sul riordino dell'offerta sperimentale di istruzione – formazione, in Sardegna – spiega il segretario generale Cisl, Mario Medde - a pagare è stato il beneficiario finale (il giovane) espulso preventivamente dal sistema formativo e impossibilitato a rientrare nel circuito scolastico; sta di fatto che nel periodo di riferimento, la situazione della fuga dalla scuola in Sardegna è cresciuta, a fronte dell’impossibilità della Formazione Professionale di recuperarne gli effetti negativi, a tutto vantaggio del tasso di dispersione, che si presenta su valori elevati».

Gli indicatori sui livelli di istruzione evidenziano che la Sardegna occupa una posizione di retroguardia all’interno dell’Italia, e ancor di più nei confronti dell’Europa e dei paesi Ocse. Tra questi ultimi il 66% della popolazione di 25-64 anni possiede almeno un diploma di scuola secondaria superiore contro il 44% dell’Italia (anno 2003, Education at a glance 2005, Ocse) e circa il 38% della Sardegna.

I giovani che abbandonano prematuramente gli studi rappresentano per la Sardegna un record assoluto in Italia. Il dato relativo alla popolazione di 18-24 anni, con titolo di studio inferiore al diploma di scuola secondaria superiore, che non partecipa ad ulteriore istruzione o formazione, infatti, è pari al 32,6% in Sardegna contro il 22,1% dell’Italia e il 15,2% dell’UE25.

Tali dati evidenziano quindi che la Sardegna si ritrova nel 2005 con una percentuale di abbandono scolastico doppia rispetto alla media UE, e addirittura tripla rispetto a quella stabilita come obiettivo negli accordi di Lisbona.

La formazione professionale regionale ha svolto, anche se solo in parte, le finalità sue proprie di strumento di politica attiva del lavoro, consentendo comunque a una grossa parte dell’utenza di vedere riconosciute le aspirazioni individuali di miglioramento delle conoscenze e delle competenze.

L’incontro fra domanda e offerta nel mercato del lavoro è avvenuto in modo parziale: il 54,5% della corsualità finanziata dalla Regione non ha trovato corrispondenze nell’analisi di riferimento sui fabbisogni formativi espressi dalle aziende regionali (ricerche sui fabbisogni formativi finanziate dalla stessa misura 3.5 del POR 2000-2006). Le cause risiedono nella perdurante mancanza di un sistema istituzionale di raffronto dei dati di domanda/offerta e nella mancanza di un sistema riconosciuto, almeno a livello nazionale, di certificazione degli standard formativi e delle competenze acquisite. Assente, peraltro, risulta anche il coinvolgimento degli enti bilaterali che operano in Sardegna, che presentano un’elevata specializzazione nella formazione continua e che sono articolati per comparti produttivi.

Appare chiaro come le forti carenze di questo sistema abbiano influenzato i dati negativi in ordine al raggiungimento degli obiettivi, anche in presenza di considerevoli impieghi di finanziamento.

Il sindacato in un primo bilancio fatto dalla segreteria regionale Cisl parla di «scommesse perdute e di risultati deludenti». «Rientrano in queste categoria – secondo il segretario generale Cisl, Mario Medde - la formazione per l’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati, l’istruzione e la formazione permanente, la promozione della partecipazione femminile al mercato del lavoro, le esigenze di riforma del sistema di Istruzione e Formazione; le istanze di innovazione dei processi; la necessità di rivalutare le Risorse Umane del sistema, l’esigenza di innovare il sistema dell’accreditamento e della gestione dei bandi e della valutazione dei progetti.

Molto si sperava in una riforma organica del sistema istruzione-formazione fermo a 30 anni fa, ma i tempi della politica sono stati davvero biblici e il disegno di legge regionale è fermo da più di un anno nei cassetti della commissione consiliare. Il sistema della Formazione professionale – basato sul doppio filone regionale diretto e regionale indiretto e convenzionato – con l’andare degli anni, per le politiche perseguite, ha visto una forte crescita quantitativa della convenzionata e l’indebolimento dell’attività dei centri regionali.

«La crisi della formazione professionale non si è manifestata – ha detto Medde - solo sul versante degli aspetti gestionali, ma anche e soprattutto sull’efficacia dell’offerta formativa, in uno scenario caratterizzato da una debolezza strutturale del mercato del lavoro, sul versante soprattutto della domanda, e della stessa programmazione istituzionale; inesistente questa sul piano locale e accentrata a livello regionale».

La Cisl è molto critica sul modo in cui la Regione ha affrontato il nodo formazione professionale. «In circa quattro anni la risposta della Regione, rispetto ad una reale esigenza di riforma si è manifestata – ha detto Medde - solo nella destrutturazione del sistema, travolgendo anche gli aspetti positivi e nicchie rilevanti di offerta formativa e professionalità adeguate». Risultato? Il «dimagrimento» forzato del settore, che ai lavoratori è costato quattro anni molto duri di crisi. Il sindacato è riuscito a evitare un prezzo ancora più alto strappando alcuni ammortizzatori e paracadute alla Regione «finora dimostratasi insensibile». «Dopo l’esodo incentivato e la cassa integrazione, si è ora ottenuta una lista speciale ad esaurimento con la Regione che si sostituisce come datore di lavoro alle agenzie formative», precisa Medde.

«Riteniamo in proposito – ha aggiunto il segretario generale - che le politiche del lavoro vadano rilanciate senza sottrarle alle misure di protezione delle fasce deboli, di cui anzi debbono costituire sostegno per il miglioramento delle capacità e delle competenze; debbano rafforzare il legame virtuoso che le lega alle politiche formative, creando i presupposti perché un sistema integrato di Istruzione e di formazione contribuisca alla crescita delle risorse umane, del loro bagaglio di competenze, in maniera che queste siano funzionali al modello di sviluppo, alle esigenze di crescita del sistema impresa e alla valorizzazione del lavoratore all’interno del mondo del lavoro; debbano contribuire, con la formazione, non solo ad aumentare gli spazi di occupabilità di chi non ha lavoro, ma anche le opportunità di crescita professionale per chi il lavoro lo ha già e per chi corre il rischio di perderlo».

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martedì 27 maggio 2008

DIES 189/2008. Medde (Cisl): dal Governo il rilancio del confronto sui problemi della Sardegna

Cagliari – Il sindacato sardo si aspetta dal nuovo Governo il rilancio del confronto sui problemi rimasti insoluti e aperti con quello precedente.

Il segretario generale della Cisl sarda, Mario Medde, chiede la riapertura del tavolo Regione-Governo- sindacati prima che le fibrillazioni per la campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale costituiscano un altro impedimento per dare risposte ai lavoratori e ai pensionati sardi. Le cose da fare non mancano: riapertura del tavolo Stato-Regione per una verifica sui contenuti della nuova Intesa Istituzionale, convocazione del sindacato per i problemi connessi agli Accordi di Programma sulle attività produttive, accordo sul costo energetico, continuità territoriale delle persone e delle merci, nuovi accordi di Programma Quadro riguardanti l’agroalimentare e l’aerospaziale.

Con la nascita del Governo Berlusconi si è finalmente conclusa la lunga stagione elettorale per il rinnovo del Parlamento. Una fase che aveva di fatto bloccato il confronto Stato-Regione e la definizione delle vertenze avviate da CGIL CISL UIL sullo sviluppo e sul lavoro. Inoltre, la CISL ritiene indispensabile che Governo e Giunta regionale avviino il confronto sul nuovo Piano di Rinascita, del quale ormai quasi nessuno più parla, nonostante si tratti di uno strumento fondamentale per il rilancio dello sviluppo nell’Isola, ancora costituzionalmente previsto per supportare la nostra economia e l’integrazione dell’Isola nelle dinamiche dello sviluppo in Europa e nel mondo. La segreteria della CISL sarda proporrà nei prossimi giorni a CGIL e UIL una comune valutazione finalizzata a riaprire i contenziosi ancora non definiti con il Governo e la Giunta regionale.

L’iniziativa del sindacato è tanto più urgente quanto più indefinibile appare l’attenzione ai problemi del Meridione e in particolare della Sardegna. «In tempi di centralità e di enorme attenzione alla questione settentrionale è più che mai urgente e necessario rilanciare – dice Medde - i temi dell’insularità, della specialità e dell’autonomia come obiettivi per rinegoziare con Roma i nuovi poteri, le risorse e gli strumenti utili ad una nuova fase di sviluppo economico, sociale e istituzionale dell’Isola».

Tratto da DIES - Agenzia giornalistica della CISL Sarda. La puoi consultare nella pagina della Stampa
alla quale accedi dalla colonna destra della pagina.

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